Il provvedimento ha riguardato beni riconducibili a Vincenzo Salvatore Rapisarda, coinvolto nelle indagini “En Plein” e “I Vicerè”

Beni per un milione e mezzo di Euro di euro sono stati sequestrati dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Catania all’imprenditore paternese Vincenzo Salvatore Rapisarda. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania su proposta del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla.
Rapisarda nel 2015 è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “En Plein” nei confronti di 16 presunti appartenenti al clan Morabito-Rapisarda di Paternò (associazione mafiosa e tentativo di omicidio di Antonino Giamblanco), mentre il 10 febbraio scorso è stato uno dei 109 destinatari dell’ordinanza emessa nell’inchiesta “I Vicerè” contro il clan Laudani.
Il provvedimento di sequestro ha riguardato beni intestati alla convivente di Rapisarda ed a lui riconducibili, costituiti da una società operante nell’ambito dell’autotrasporto per conto terzi, una quota di partecipazione nel capitale sociale di un’altra società analoga intestata ad un suo parente e rapporti bancari e finanziari.

 

 

Il 12 ottobre del 2015 la Prefettura di Catania ha emesso un decreto interdittivo nei confronti della società R.S.A. Trasporti Srl dopo che indagini hanno accertato frequentazioni con malavitosi e alla vicinanza ad ambienti della criminalità organizzata di tipo mafioso emerse sul conto di Vincenzo Salvatore Rapisarda, socio ed amministratore unico della società fino al 29 giugno del 2015. Accertamenti patrimoniali svolti dagli investigatori hanno consentito di accertare una notevole sproporzione tra le fonti dichiarate e i beni direttamente o indirettamente posseduti.
Le indagini patrimoniali e societarie hanno consentito di far emergere come Vincenzo Salvatore Rapisarda abbia, successivamente all’arresto, ceduto a parenti le quote di due società che si occupano di autotrasporto di merci per conto terzi per eludere eventuali misure patrimoniali nei suoi confronti. Gli atti di cessione, in virtù della normativa antimafia, sono stati considerati privi di efficacia e il Tribunale di Catania ha quindi esteso il provvedimento ablativo anche alle quote sociali cedute in maniera fittizia.

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