Sindaco contro l’opposizione, ma è la maggioranza che s’è dissolta

Sindaco di Paternò sull’orlo di una crisi di nervi. La seduta consiliare di ieri che non ha votato per mancanza di numero legale, dopo l’uscita dall’aula dell’opposizione, la richiesta di un’anticipazione di liquidità per 2 milioni e 600 mila euro (senza interessi solo fino al 31 dicembre), alla Cassa Depositi e Prestiti, ha mandato su tutte le furie il primo cittadino Nino Naso che ha additato senza mezzi termini i consiglieri di minoranza di nascondersi nel palazzo per non consentire il voto.
Il sindaco Naso è politico fin troppo navigato per non sapere che a garantire la maggioranza in aula deve essere la sua coalizione, che ha i numeri sia per consentire l’avvio delle sedute consiliare, sia per votare i provvedimenti che lui e la sua amministrazione sottopongono all’aula. Dunque, la sfuriata del primo cittadino contro la minoranza era, in realtà, diretta alla sua maggioranza che, facendo il verso allo slogan della campagna elettorale di Naso “presente sempre” è, al contrario, “assente sempre”, almeno in questa fase.

A non essere convinti di quel provvedimento, evidentemente, sono i suoi consiglieri (14 su 24 al momento dell’elezione). O forse, alla fine, non è nemmeno l’anticipazione a far venire a galla il malumore, ma un infinito rimpasto di giunta, con sottogoverni inclusi. Da dicembre la giunta è senza due assessori per la faida che sta attraversando la coalizione Naso: ognuno rivendica un pezzetto di qualcosa, e il sindaco non è ancora giunto al capo della matassa. E alla prima occasione l’ha pagata frontalmente.
Nel tentativo di porre rimedio alla mancata approvazione dell’anticipazione, che scadeva proprio ieri, il sindaco ha spedito all’Anci Sicilia una richiesta di proroga. I fondi che l’amministrazione chiede come anticipazione dovrebbero coprire debiti pregressi. Per ripianare la stessa anticipazione, invece, si dovrebbero incassare le bollette sui rifiuti.

Si tratta, tuttavia, di fondi incerti, il cui mancato incasso manderebbe al collasso i conti del comune. Se l’anticipo di cassa non venisse restituito entro l’anno, dal 2020 il comune pagherà un interesse minimo, ma se si rimanderà di un altro anno, allora gli interessi decolleranno, aprendo una nuova voragine nelle finanze dell’ente.
Insomma, se il sindaco vuol venirne a capo, dovrebbe a questo punto sedersi e nominare gli assessori mancanti, anche perché una città grande come Paternò non può fare a meno di una giunta al completo. Continuando così si fa soltanto male alla città. Se Naso non ha i numeri dovrebbe presentarsi davanti al Consiglio comunale e dirlo apertamente, iniziando, nella chiarezza dei ruoli, una nuova fase di confronto con il consesso, piuttosto che cercare capri espiatori a cui addossare la responsabilità: quella, è soltanto la sua.

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