Andrea Lo Faro, presidente dell’Ama di Paternò

Andrea Lo Faro è il nuovo presidente dell’azienda acquedotto. Minoranza critica

È  stato nominato ieri dal sindaco di Paternò Nino Naso, il nuovo Consiglio di amministrazione dell’Ama, l’Azienda municipalizzata acquedotto. Presidente è Andrea Lo Faro, 31 anni, laureato in Economia con specialistica di settore. Altri componenti del cda, Paola Tomasello e Orazio Terranova.
Si tratta di tre componenti giovani, tutti dell’orbita dell’entourage del primo cittadino. Lo Faro è figlio dell’ex presidente del Consiglio comunale Giuseppe Lo Faro, ed è stato candidato al Consiglio comunale con la lista “Presenti sempre”; con lista “Paternò on” era invece candidato Orazio Terranova, protagonista di un “giallo”: dato per eletto alla conclusione dello scrutinio, ha dovuto cedere lo scranno ad un altro candidato che al ricontrollo dei verbali elettorali ha riportato un numero maggiore di preferenze. Anche Paola Tomasello è figlia di Franco Tomasello, fedelissimo del sindaco.

Sulle nomine s’affilano le armi dell’opposizione. In una nota congiunta, i consiglieri Anthony Distefano, Piero Cirino, Giuseppe Lo Presti, Patrizia Virgillito scrivono: «Non ci aspettavamo nulla di diverso, visto come il sindaco ha proceduto sinora: ovvero,  in una corsa sfrenata ad accontentare gli amici che hanno sponsorizzato la sua campagna elettorale. Sulle nomine all’Azienda municipalizzata acquedotto, ci chiediamo: dov’è il salto di qualità promesso? Dove sono i manager decantati prima delle elezioni?
Così come abbiamo denunciato anche in consiglio comunale, si è atteso che passassero le regionali per spartire la torta. Sulle spalle dei cittadini paternesi peserà una divisione clientelare da perfetto manuale Cancelli. La città non merita altre umiliazioni. Assolutamente nulla da dire sulle persone, ma quello dell’Ama è un posto chiave per il rilancio dell’efficienza amministrativa. Ancora una volta è stato applicato un metodo che rappresenta la vecchissima politica. Andava nominato solo un amministratore unico così come avevano chiesto, tra l’altro, alcuni soggetti appartenenti all’attuale maggioranza evidentemente dalla memoria molto corta. Da parte nostra, invieremo tutto alla Corte dei Conti».

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