Prima manifestazione di una protesta ad oltranza per commessa Inps e ammortizzatori sociali. L’on Albanella presenta una risoluzione in Commissione Lavoro

Tornano a protestare ad oltranza i lavoratori dell’ex call center Qè. Una manifestazione è stata attuata questa mattina a Paternò davanti alla sede dell’Inps, per chiedere un tavolo per discutere sull’assegnazione della commessa Inps-Inail alla nuova società “Netith” che dovrebbe assorbire parte degli operatori della fallita società, ma anche per chiedere il rinnovo degli ammortizzatori sociali che scadranno il prossimo 6 dicembre. In seguito il corteo si è diretto  nel centro di Paternò, dove è stato occupato Palazzo Alessi, sede di rappresentanza del comune.
Scrivono su Facebook i rappresentanti sindacali dell’ex Qè Valentina Borzì, Giovanni Arcidiacono e Anna Orifici: «Forse qualcuno pensava che il tempo avrebbe diviso il gruppo e placato la protesta. Proprio il tempo oggi ci rende ancora più agguerriti perché fra meno di un mese centinaia di lavoratori non avranno più un sostentamento economico».

Intanto la deputata nazionale del Pd, Luisa Albanella, ha presentato una risoluzione in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati a sostegno dei lavoratori dell’ex Qè. Di seguito il testo

La XI Commissione,

premesso che:

nel mese di aprile 2015 i lavoratori Qè, al fine di evitare licenziamenti collettivi, furono collocati in cassa integrazione e nel maggio del 2016, furono avviati i contratti di solidarietà per evitare il licenziamento di 90 esuberi;

nel giugno 2016, l’azienda approvò il bilancio consuntivo, con un passivo di circa 6,5 milioni di euro, causati, in gran parte, da evasione fiscale per il mancato versamento dell’iva, dall’Agenzia delle entrate e, debiti previdenziali;

a causa del mancato pagamento degli stipendi di maggio e giugno, i lavoratori nel mese di luglio, si unirono nella prima manifestazione di sciopero, al fine di ottenere l’apertura di un tavolo di crisi presso gli uffici della prefettura di Catania. Ottenuto, l’incontro, il 15 luglio 2016, si vagliò la possibilità di un eventuale affitto d’azienda, possibilità, che non trovò nessun esito, in quanto nel corso di diverse trattative ai tavoli istituzionali, le aziende interessate evitarono di avanzare proposte;

per i lavoratori, che fino a quel momento avevano continuato a lavorare, a «produrre», nonostante in arretrato di oltre tre mensilità, non c’era più nulla da fare. Transcom World Wilde, la società che gestisce la commessa Inps e che in questi anni ne ha dato in subappalto una parte a Qè, data la grave situazione, decise di sospendere il servizio. I lavoratori dichiararono sciopero a oltranza fino al fallimento dell’azienda. Intanto rimasti nell’incertezza, in arretrato di tre mensilità, il 23 settembre 2016 i sindacati portano la protesta a Catania, dove un corteo di centinaia di lavoratori fu ricevuto, all’interno del palazzo dell’Esa, da Giuseppe Caudo, un funzionario dell’ufficio di gabinetto della presidenza della regione. In quell’occasione, una delegazione di lavoratori e sindacalisti incontrarono l’assessore regionale alle attività produttive Mariella Lo Bello. Nel frattempo, la grave situazione del call center Qè fu portata anche sul tavolo della commissione lavoro alla Camera. Da Montecitorio i sindacalisti tornano con l’impegno da parte del presidente della commissione lavoro, Cesare Damiano, a sollecitare l’apertura di un tavolo al Ministero dello sviluppo economico con il coinvolgimento dei quattro committenti;

a seguito dell’incontro del 30 settembre 2017 con l’assessore alle attività produttive, Mariella Lo Bello, la regione si dichiarò disponibile a fare da garante alla grave situazione dei 600 lavoratori. Intanto, il 3 ottobre i lavoratori recandosi sul posto di lavoro, trovarono chiusa la sede operativa del call center, sita in contrada Tre Fontane. A seguito dell’intervento delle forze dell’ordine venuti a constatare la situazione, i sindacati denunciarono alla Direzione territoriale del lavoro quanto accaduto. Il 10 ottobre la Dtl convocò sia i sindacati che la proprietà, la quale però quest’ultima non si presentò. Intanto, i debiti societari aumentano vertiginosamente, i dipendenti ormai da quattro mesi sono senza alcun sostentamento e la sede dell’azienda resta chiusa;

il 23 novembre il vice ministro allo sviluppo economico, Teresa Bellanova, durante un incontro ufficiale tenutosi a Roma sulla vertenza Qè con sindacati e proprietà, invitò l’azienda Qè a dichiarare fallimento. Durante l’incontro il vice ministro richiese di mantenere attivo un «Tavolo di crisi» in Sicilia, inserendo al suo interno possibili imprenditori interessati. La regione Sicilia, dal canto suo, si rese disponibile a continuare il tavolo aperto qualche settimana prima al fine di ricercare soluzioni condivise sia con il sindacato, sia con il Ministero. Il 28 novembre i lavoratori furono licenziati;

all’incontro in regione del 14 dicembre 2016, la Di Bella Group presentò un progetto per la creazione di un nuova azienda multifunzionale, non riferita soltanto ad attività di Customer Care, con prospettive di reintegro per gli ex dipendenti Qè. Innovativo ed ambizioso il progetto necessita di impegni concreti da parte della regione per creare prospettive di lavoro importanti;

a marzo del 2017 gli stessi si ritrovano per l’ennesima volta a protestare per sollecitare le committenti nazionali Inps, Enel, Transcom, Sky e Wind a partecipare al tavolo regionale aperto e sollecitato dal Ministero dello sviluppo economico, chiedendo al prefetto di Catania di intervenire nei confronti dell’azienda;

a giugno 2017, l’ex amministratore di Qè Patrizio Argenterio viene indagato per non aver versato l’iva per l’anno d’imposta 2014 e sottoposto a sequestro di beni per un valore di 1 milione di euro. Alcuni, giorni dopo, Qè fallisce ufficialmente;

il 6 luglio 2017, un nuovo confronto in prefettura tra i sindacati, l’imprenditore Franz Di Bella, i rappresentanti della regione Sicilia, il direttore ITL Catania Domenico Amich, il vicario Inps Catania Franco Caruso, i responsabili di Enel Energia. Davanti al prefetto l’imprenditore Franz Di Bella presenta ufficialmente il nome della nuova società, la Netith che avrebbe dovuto assorbire gli ex dipendenti Qè. Risposte positive arrivano anche da Enel che conferma la propria disponibilità nell’assegnazioni di volumi che permettano lo start up della commessa. La Transcom, non presente all’incontro, inviando una nota scritta, si dice disponibile ad un eventuale confronto con la nuova realtà imprenditoriale, vi è inoltre disponibilità anche da parte di Wind;

tuttavia, soltanto da pochi giorni, la Netith ha cominciato a contattare diversi ex dipendenti Qè, al fine di selezionare un primo gruppo di lavoratori da coinvolgere nella fase di start up di nuove attività e che dispone al momento di più di 150 postazioni di lavoro. Dunque la Netith partirebbe solo con due commesse outbound: Vodafone e Fastweb. Resta comunque incertezza sulle prospettive occupazionali degli ex Qè, giunti ormai alla fine degli ammortizzatori sociali. Delle commesse dell’ormai fallito Qè, solo Enel avrebbe dichiarato la propria volontà di portare la commessa Enel-Energia presso la Netith, senza però alcun seguito concreto,

impegna il Governo

ad avviare un tavolo di concertazione, sia a livello locale che a livello nazionale, al fine di pervenire al più presto a soluzioni che possano garantire, da una parte, i volumi di lavoro, attraverso la riattribuzione della commessa Inps-Inail e, dall’altra, il riconoscimento di forme temporanee di sostegno al reddito, quali possono essere gli ammortizzatori sociali in deroga o gli ammortizzatori straordinari, al fine di garantire la necessaria continuità di reddito ai lavoratori in attesa di una loro ricollocazione.

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