Progetto partecipato da SiciliAntica e Soprintendenza. Allievi del “Russo” impegnati nella conoscenza dei luoghi e delle usanze

Sono stati oltre trecento gli allievi dell’Istituto Tecnico Economico “Gioacchino Russo” di Paternò, che hanno visitato luoghi del territorio comunale rilevanti sotto i profili naturalistico, storico ed etnoantropologico. Il progetto è ampio ed ha preso avvio già dall’anno scolastico 2014/2015, interessando i ragazzi dal primo al quinto anno, “Beni culturali e impresa” è la denominazione di un programma pluridisciplinare svolto in sinergia con la Sovrintendenza ai Beni culturali e Identità Siciliana, dell’Unità operativa Archeologica di Catania e SiciliAntica Paternò.

Lo scorso fine settimana porte aperte al museo etnoantropologico “Gaetano Savasta” e a Fonte Maimonide, quest’ultima da qualche tempo fuori dagli itinerari consueti dei luoghi simbolo della città, diversamente dalle Salinelle, anch’esse visitate per l’occasione, in particolare quelle fangose dei Cappuccini, e una novità assoluta è stata quella della visita di una “Luppinarè” ossia un sito dove si producono i lupini salati. In questo caso è stato coinvolto un componente della famiglia Spoto, una delle famiglie che si occupa nel territorio della produzione dei lupini come prodotto peculiare di quest’area etnea, in una delle sorgenti di acqua potabile necessarie al processo di lavorazione.

Il procedimento di trasformazione e salatura necessita di un’ingente quantità di acqua corrente, e la vicinanza ad una sorgente non è casule, infatti la dimostrazione, a cui hanno assistito, incuriositi e meravigliati, i ragazzi, è stata fatta accanto alla sorgente “Monafria”. L’acqua serve per eliminare l’amaro che questi legumi contengono, poi vengono messi a bollire in pentole di rame e rimessi in acqua per almeno altri due giorni, e infine salati e confezionati, pronti per la commercializzazione. La degustazione e la possibilità di acquisto, dopo la dimostrazione, per gli allievi è stato forse l’acme di una giornata comunque straordinaria. Come straordinario è il patrimonio dell’area archeologica della Collina di San Marco, qui i ragazzi hanno potuto osservare e comprendere i segni di un antico passato e fotografare queste tracce, compiendo delle vere e proprie escursioni.

A rendere la visita dei ragazzi agevole e interessante dal punto di vista delle conoscenze storiche e naturalistiche tutti i soci di SiciliAntica Paternò, che hanno organizzato varie sezioni di incontro e divulgazione. Il progetto è stato fortemente voluto dalla dirigente scolastica Concetta Centamore, che ha seguito gli allievi anche nella veste di vulcanologa. Determinante è stato anche il contributo di Giuseppe Barbagiovanni responsabile regionale giovani di SiciliAntica, del presidente di SiciliAntica, Mimmo Chisari, dell’archeologa Barbara Cavallaro e di Giuseppe Scandurra docente dell’Università “Parthenope” di Napoli.

Per la Sovrintendenza di Catania hanno partecipato: la sovrintendente Rosalba Panvini, e dell’ambito archeologico Laura Maniscalco e Michela Ursino. Carmela Ligresti e Alina Paino in qualità di coordinatrici e referenti ai Beni culturali del progetto, ancora, Maria Pia Scuderi e Katia Giannetto, quest’ultima guida regionale e professoressa di Storia dell’Arte, tutte docenti dell’ITE “Russo” hanno contribuito in maniera decisiva alla riuscita del fitto programma di eventi.

Tra gli altri sono intervenuti il vice presidente regionale di SiciliAntica, Giuseppe Lo Porto, il primo cittadino di Paternò, Nino Naso, che con la sua giunta ha reso possibile la riapertura di alcuni siti, l’assessore alla Cultura, Francesca Chirieleison e il presidente del Consiglio comunale paternese Filippo Sambataro.
Il progetto si concluderà con il viaggio di apprendimento in luoghi incantevoli come Siracusa, Catania, Erice, Marsala, Mazzara del Vallo e l’isola di Mozia. Daranno manforte ai soci di SIciliAntica Paternò e al personale docente dell’ITE “Russo” i volontari dell’APAS, per la sicurezza degli allievi lungo il percorso.

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