La vicenda è emersa a seguito della pubblicazione del bando per l’assegnazione ad enti di terzo settore, dei beni confiscati alla criminalità

L’immobile è un bene confiscato alla criminalità, ma l’associazione che vorrebbe presentare richiesta di assegnazione non può effettuare il sopralluogo, perché mancano le chiavi e la struttura sembrerebbe essere occupata abusivamente. La vicenda non è tratta dalle pagine di uno dei migliori romanzi di Camilleri né tantomeno è ambientata nell’immaginaria Vigata di Montalbano. Ci troviamo a Pedara, dove l’associazione “Ultreya Pedara”, ente capofila di una associazione temporanea di scopo con altri 3 enti di terzo settore del territorio, ha deciso di partecipare al bando pubblicato dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata richiedendo – come da bando – di poter effettuare un sopralluogo in 3 lotti che insistono sul territorio di Pedara.

Un diritto, quello richiesto dall’Associazione, che è stata costretta a muoversi tra lungaggini burocratiche iniziate nello scorso mese di agosto ma che ancora oggi non trovano soluzione. Mail inevase, telefonate infinite, fanno da contorno ad una vicenda che porta con se l’eterno dualismo di una Sicilia che vuole combattere la mafia ma che – alcune volte – si impantana in situazioni che hanno sapore del fallimento dello Stato. Se per il primo lotto, infatti, l’associazione è riuscita a visionare l’immobile, la procedura dei sopralluoghi si arena sugli altri due lotti.

In una nota inviata dall’ente capofila al Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, al Senatore Nicola Morra Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali e all’onorevole Claudio Fava Presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia si legge che “il Coadiutore (figura che accompagna i richiedenti a visionare i beni confiscati, ndr) ha riferito, fin dal primo contatto avvenuto per le vie brevi in data 02/09/2020, di non essere in possesso delle chiavi di accesso agli immobili e di avere conoscenza che gli stessi fossero occupati abusivamente, parimenti il Coadiutore ha riferito di aver chiesto all’Agenzia indicazioni in merito”. 

Laddove nelle prossime giornate la presenza di soggetti non autorizzati all’interno del bene confiscato venisse confermata, si assisterebbe ancora una volta ad un fenomeno diffuso in Sicilia, emerso in maniera pregnante in occasione del bando di assegnazione di questi immobili e portato sulle prime pagine delle cronache anche da testate giornalistiche nazionali.  Sulla vicenda, l’Agenzia nazionale, tra un silenzio e l’altro, al momento si sarebbe limitata solamente ad un sollecito nei confronti del Coadiutore per “concordare una data utile per effettuare il richiesto sopralluogo da svolgersi entro e non oltre il 5 novembre p.v.”. Sopralluogo che ad oggi non è ancora avvenuto.

«La denuncia alla commissione antimafia siciliana (ma anche alla commissione nazionale e al Presidente della Repubblica) scaturisce dall’impossibilità di fare il sopralluogo a dei beni confiscati inseriti in un bando per la presentazione di proposte per il riutilizzo sociale dei beni» spiega il presidente dell’associazione Ultreya Annalisa Schillaci. «La nostra proposta prevede una associazione temporanea di scopo  ed il progetto che presenteremo prevede attività molto diverse tra loro, ma senza il sopralluogo non possiamo quantificare le spese per funzionalizzare i servizi. Una cosa è avere assegnata una catapecchia da ristrutturare, altra cosa è avere assegnato un appartamento solo da arredare. Al momento siamo in possesso solo di planimetrie catastali forniteci dal comune, ma non sappiamo se queste rispecchiano lo stato reale degli immobili». Nel frattempo, la Commissione antimafia siciliana ha richiesto all’associazione pedarese l’inoltro dell’intero incartamento per cercare di far chiarezza sulla vicenda.

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