Nuova campagna social su Facebook dei lavoratori del call center paternese per non far abbassare l’attenzione sulla vertenza che riguarda 600 famiglie

Ho urgenza di raccontarvi la nostra storia perché credetemi, ha del paradossale.
Inizia così la nuova campagna social avviata dai 600 lavoratori del call center Qè di Paternò che stanno strenuamente lottando per difendere il proprio posto di lavoro dopo il disastro societario che ha seppellito l’azienda sotto oltre sei milioni di Euro di debiti. I lavoratori, che auspicano una ripartenza con un nuovo gruppo imprenditoriale – si è fatta avanti la “Di Bella Group” – attendono adesso la convocazione al Ministero dello Sviluppo Economico. Di seguito lo “stato” pubblicato dai lavoratori sui propri profili Facebook.

Sono un lavoratore/lavoratrice del call center Qè di Paternò (CT). Ho urgenza di raccontarvi la nostra storia perché credetemi, ha del paradossale. Seicento famiglie rischiano il posto di lavoro per colpa di un imprenditore bresciano, Patrizio Argenterio. Da giugno non percepiamo lo stipendio e non abbiamo più neanche una sede produttiva.
La proprietà ha dichiarato una perdita di 6.500.000 di euro. Nella nostra azienda avevamo anche due commesse pubbliche: Inps ed Enel. “Le committenti hanno pagato e dei nostri soldi ci hanno privato”.
Stiamo facendo rumore a livello locale ma vogliamo che a Brescia, dove vive questo farabutto, si venga a sapere cosa ho combinato nel nostro territorio. I giornali di Brescia ci ignorano.

Abbiamo mandato centinaia di messaggi ma nessuna risposta. Si ostinano a non dichiarare fallimento e a non volerci licenziare nonostante non abbiano più una sede produttiva e nonostante la perdita delle commesse. Ci sentiamo prigionieri della nostra azienda.
Abbiamo un gruppo Facebook: salviamo i lavoratori del call center Qè di Paternò, è un gruppo aperto. Non ignorateci anche voi per favore.
Abbiamo anche chiesto un tavolo al Mise. Siano in attesa di convocazione.

Print Friendly, PDF & Email
Hashtags #call center #facebook #in evidenza #lavoratori #lavoro #Paternò #qè #social