Incontro in Prefettura sul call center. L’amministratore De Angelis accolto duramente dai dipendenti

Niente stipendi e niente liquidazione. È l’esito dell’incontro di oggi in Prefettura a Catania sulla sorte del call center paternese Qè, che ha lasciato sul lastrico 600 lavoratori. Al vertice, dinanzi al Prefetto Maria Guia Federico, si è presentato l’amministratore unico della società, Mauro De Angelis, accolto da un coro da stadio intonato dai suoi, ormai ex, dipendenti per nulla teneri nei suoi confronti, che hanno fatto sentire costantemente la propria rabbia nel corso delle due ore di riunione, con un sit in davanti il Palazzo della Prefettura e in via Etnea.
Sei milioni e mezzo di debiti accumulati dalla società che adesso, ha comunicato De Angelis, non pagherà né le cinque mensilità arretrate, né tantomeno il Trattamento di fine rapporto poiché i conti dell’impresa sono stati congelati. L’amministratore ha aggiunto che verrà dichiarata la cessata attività, ma non il fallimento.

Alla riunione erano presenti il Sindaco di Paternò Mauro Mangano e i rappresentanti sindacali di Slc Cgil e Fistel Cisl. Da lunedì si apriranno le procedure per la mobilità senza le firme dei sindacati.
«La mobilità – hanno dichiarato Davide Foti della Slc e Antonio D’Amico della Fistel all’uscita dalla Prefettura – verrà ratificata all’Ufficio provinciale del lavoro, ma senza la firma del sindacato, dunque con verbale negativo. Anche perché l’azienda ha più volte ribadito che vorrebbe evitare il fallimento».

In un comunicato stampa diramato nel pomeriggio le due sigle sindacali scrivono: «Ringraziamo la Prefettura per aver convocato e diretto questo delicato tavolo sindacale, ma esprimiamo rabbia e delusione per l’esito purtroppo fisiologico di questa riunione. Siamo esterrefatti  anche dall’atteggiamento dell’amministratore che gelidamente ha ribadito che la procedura di licenziamento collettivo è stata fatta a garanzia dei lavoratori.
Abbiamo richiesto alla Prefettura di aprire, tramite le autorità giudiziarie, un procedimento di verifica nei confronti di Qè e sollecitato il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo economico per attivare in tempi rapidissimi il tavolo di crisi nazionale.

Questa vertenza ha avuto un esito a dir poco paradossale se consideriamo le tantissime tutele di cui  un azienda può godere. Nei fatti, non appare di certo impossibile evadere il fisco e licenziare senza rincorrere a eventuali sanzioni e/o provvedimenti penali. Le uniche vittime sono  i lavoratori che vengono abbandonati nel mare della precarietà sociale. Solleciteremo con forza il Ministero affinché lo Stato intervenga in maniera serie e definitiva. Non abbandoneremo questi lavoratori divenuti simbolo di una terra oramai destinata all’ennesimo martirio sociale».

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