Summit a Ragalna convocato dall’ex Ministro della Difesa Ignazio La Russa che, partendo dall’opposizione al referendum, cerca di unire tutto il centrodestra siciliano per affrontare una futura campagna elettorale 

Momento importante per il centro destra siciliano quello di ieri a Ragalna, che seppur organizzato con l’intento di voler promuovere il “no” al referendum sulla riforma Boschi-Renzi, ha assunto i connotati di una prima “prova tecnica” su una possibile alleanza multifronte nell’ambito della politica regionale siciliana.
È lo stesso Ignazio La Russa – fondatore insieme a Giorgia Meloni del partito Fratelli d’Italia che a livello nazionale si attesta intorno al 5% dei consensi – a lanciare un invito concreto di unità agli esponenti del centrodestra siciliano per affrontare la campagna elettorale. Riflettori politici puntati sulla Sicilia che iniziano ad illuminare i primordi di una campagna elettorale la cui unica certezza, oggi, è quella della ricandidatura nella corsa a Palazzo d’Orleans dell’uscente Governatore Rosario Crocetta.

 

Un evento importante, dicevamo, dai tratti storici che per la prima volta ha visto seduti attorno allo stesso tavolo l’onorevole Nello Musumeci, con il suo movimento “Diventerà Bellissima”, il deputato Angelo Attaguile, segretario nazionale di “Noi con Salvini”, l’europarlamentare Salvo Pogliese, coordinatore provinciale di Forza Italia a Catania e l’onorevole Marco Falcone presidente del gruppo Forza Italia all’Ars. Presenti all’incontro anche l’ex sindaco di Catania An, Raffaele Stancanelli, Sandro Pappalardo coordinatore regionale di FdI-An, Giuliana Salamone rappresentante al consiglio di Ragalna del movimento di Giorgia Meloni e Manlio Messina coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Catania.

«Oggi, insieme – afferma Ignazio La Russa commentando la riunione che ha dedicato “all’indimenticabile amico Pippo Spampinato” – ci poniamo quali difensori della volontà popolare. La vicenda politica italiana si sta bloccando attorno al referendum costituzionale, anche se i bisogni in questo momento sono altri e sarebbe sciocco non capire che la riforma costituzionale è in grado di costituire un crinale tra l’Italia che c’è e che potrebbe esserci. Votare sì significa imbrigliare lo Stato per i prossimi 50 anni in una pessima riforma che comporta un grosso deficit di democrazia»
Ad introdurre l’evento sono stati Sandro Pappalardo, coordinatore regionale di FdI-An e Giuliana Salamone rappresentante al consiglio di Ragalna del movimento di Giorgia Meloni.

Critica la posizione di Manlio Messina, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a Catania, sulla riforma delle province: «questa abolizione delle province tanto decantata per l’abbattimento dei costi che avrebbe portato, così come si sta facendo per la riforma costituzionale, a fronte di una riduzione minima delle spese lascia in piedi una macchina senza controllo».
A Ragalna è ancora l’onorevole Nello Musumeci a puntare sull’alleanza: «In questo contesto verifichiamo le ragioni dello stare insieme partendo dal no, abbiamo tutti il dovere di consolidare la riunione partendo da un’affinità ideale e culturale e in questo caso non siamo i soli a dire no: ci sono i partigiani, alcuni esponenti della sinistra e i grillini convinti che la politica si faccia dicendo sempre no. Noi, dal nostro canto, non andremo a premiare un governo cialtrone votando per il sì ad una finta riforma».

Un ulteriore aspetto tecnico viene portato alla disamina del pubblico dal deputato nazionale “salviniano” Angelo Attaguile. «Viene sostituito l’articolo 67 della Costituzione che ha riguardo per il vincolo del mandato politico che stabilisce la libertà nell’esercitare le proprie funzioni; se invece vogliamo ottenere una riforma che abbia dei risvolti concreti in termini di spese diminuiamo il numero dei deputati, questa è la mia proposta».
La parola “alleanza” sta al centro dell’intervento dell’europarlamentare Salvo Pogliese: «Alleanza di centro-destra pronta a costituirsi insieme contro il bombardamento mediatico imposto sulle reti televisive di stato da Renzi per caldeggiare il sì propinando messaggi errati. La riforma Boschi è stata approvata con una maggioranza risicata, i padri costituzionali invece ci hanno insegnato che le riforme devono essere sottoposte al vaglio favorevole di un gran numero di deputati». Lo sostiene anche il compagno di partito l’onorevole Marco Falcone che aggiunge «Si tratta di una riforma involutiva che non crea semplificazioni e che aggraverà il contenzioso tra stato e regione».

(Articolo di Luca Crispi; servizio video e interviste di Maria Grazia Castro)

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