“Per sempre in volo”, l’iniziativa della Fondazione D’Arrigo nel decennale della scomparsa del deltaplanista catanese

Una scultura in pietra lavica – opera dell’artista Luca Zuppelli – nella quale è stilizzato, d’un lato il profilo di Angelo D’Arrigo e, dall’altro, il profilo di un’aquila, accoglie da sabato scorso i visitatori del sito turistico Etna-Sud Rifugio Sapienza. E anche il piazzale, sempre da sabato, è intitolato al deltaplanista detentore di diversi record mondiali, che ha vissuto fra Parigi la Sicilia, morto dieci anni fa a Comiso in un incidente aereo, nell’ambito di un raduno di ultraleggeri nel quale D’Arrigo era presente come ospite d’onore.
La manifestazione indetta per il decennale della scomparsa, intitolata “Per sempre in volo”, è stata allestita dalla Fondazione D’Arrigo, presieduta dalla moglie del deltaplanista, Laura Mancuso, in collaborazione con Parco dell’Etna, Area Metropolitana di Catania, Comune di Nicolosi, Funivia dell’Etna, Club Alpino Italiano, Aeroclub di Catania e di Comiso.

Sabato 26 marzo, giorno in cui Angelo D’Arrigo morì in quell’ultimo tragico volo come passeggero d’un piccolo aereo, centinaia di persone lo hanno voluto ricordare partecipando ai diversi eventi in programma: escursioni, concerti, e la liberazione di rapaci a cura del Centro Recupero Fauna Selvatica Azienda Foreste Demaniali di Messina e Associazione Mediterranea per la natura. I Fratelli Napoli, maestri pupari catanesi, hanno voluto celebrare il deltaplanista italo-francese, con un nuovo personaggio: il “Cavaliere Angelo D’Arrigo”. Il volo simbolico di alcune lanterne, in programma sull’Etna e sulle altre montagne di Angelo (Everest e Aconcagua, teatro di alcune sue straordinarie imprese di volo) a causa del vento e della neve nell’area dei Crateri Silvestri, dove era stato pianificato, é stato rimandato a maggio.

“Angelo ci ha lasciato la capacità di sognare – ha detto Laura Mancuso, moglie di D’Arrigo e presidente della Fondazione a lui intitolata Angelo D’Arrigo – non era solo uno sportivo che “spingeva quotidianamente i propri limiti”, per citarlo. Ma anche un amante della natura e appassionato ecologista. Era anche la persona con cui andavamo a Pasquetta a raccogliere i rifiuti abbandonati tra i boschi dell’Etna. Da questo grande amore per ogni essere vivente è nato il suo impegno per la natura che ha permesso di salvare una specie in estinzione. Quelle gru siberiane che poi in sei mesi di migrazioni Angelo ha riportato in Siberia, girando mezzo mondo”.

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