Dopo la partenza annunciata per la giornata di ieri, si registra un nuovo rinvio per il rientro in Europa

Continua l’odissea nel tratto di mare compreso tra la Florida e le Bahamas per gli italiani Riccardo Rapisarda di Adrano e Giovanna Salaris originaria di Carbonia, ormai bloccati al largo delle coste di Miami da oltre 60 giorni a causa dell’emergenza Coronavirus.  Secondo gli ultimi aggiornamenti che arrivano da oltreoceano, negli scorsi giorni i due italiani, insieme ad altri europei, erano stati fatti sbarcare dalla “nave degli orrori” Oasis of the Seas – divenuta un focolaio Covid-19 in alto mare – per essere trasferiti sulla “nave della speranza” Majesty of the Seas, altra imbarcazione della compagnia norvegese-statunitense Royal Caribbean. Attraverso questa nave, la seconda più vecchia della flotta, un migliaio di persone tra equipaggio e lavoratori presenti a bordo, avrebbero dovuto lasciare le acque americane nella giornata di ieri per raggiungere l’Europa il 28 maggio, approdando nel porto inglese di Southampton dopo una lunga traversata dell’Oceano.

Una speranza durata ben poco, quella di poter ritornare a casa, che ha fatto saltare i nervi a chi si trova a bordo di questa nuova nave.  Secondo quanto appreso, è stato lo stesso capitano ad annunciare che la partenza per il “vecchio mondo” era rimandata dal 15 al 18 maggio con arrivo al sud dell’Inghilterra giorno 1 giugno. E a bordo è subito protesta, con alcune stoffe trasformate in manifesti per esprimere la propria rabbia, di fronte a questo ulteriore blocco. “Di quanti altri suicidi hai bisogno?”, scrivono gli occupanti della nave con un pennarello rosso, facendo riferimento alla morte di un ingegnere polacco che si sarebbe buttato in mare dalla “Jewel of the Seas” e della morte di un assistente cameriere cinese morto sulla “Mariner of the Seas”. Su un’altro drappo, sempre in inglese, la scritta  “Dormi bene, signor Bayley?” rivolto al CEO della Royal Caribbean International Michael Bayley, che secondo quanto riferito dal quotidiano “Miami Herald” avrebbe affermato che i voli charter privati per il rimpatrio del personale di bordo ​​erano “troppo costosi”.

Dal fronte della Farnesina e del Governo nazionale, non sembrerebbero al momento esserci slanci di iniziative volte al rimpatrio di questi connazionali attraverso altri canali, costretti a rimanere bloccati – con passaporto trattenuto dal personale di bordo della compagnia – ad oltre 8 mila chilometri di distanza da casa in balia ad un mare che si fa sempre più cupo e opprimente. A fare da contorno ad una situazione divenuta insostenibile, la costante paura del contagio che per chi si trova a bordo non diminuisce. In assenza di tamponi che possano accertare con certezza la negatività al Sars-Cov2 di tutte le persone presenti sulla nave, escludendo anche la presenza di possibili asintomatici, a poco valgono le parole rassicuranti della compagnia che definisce la nave “Covid free” e fornisce delle indicazioni comportamentali che diventano difficili da portare avanti in un micromondo come quello in cui sono costretti a vivere questi sfortunati connazionali.


foto:www.cruiselawnews.com

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