I rifugiati, ospitati in abitazioni private affittate per loro, giungono tramite il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)”

Atterreranno domani pomeriggio all’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania, i primi due nuclei familiari siriani, al momento accolti nei centri per rifugiati di Beirut in Libano, che saranno ospitati a Santa Maria di Licodia  in alcune abitazioni private del centro cittadino affittate dalla cooperativa che sta mettendo in pratica il progetto d’accoglienza. Le due famiglie sono accolte tramite il “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)” del Ministero dell’Interno. Quello di Santa Maria di Licodia, rappresenterà una “costola operativa” dello Sprar già operante a Bronte da oltre un anno, la cui gestione è affidata alla Cooperativa Iride scs di Scordia – con a capo Rocco Sciacca – che rientra nel consorzio Sol Calatino.
Sul territorio licodiese è stato finanziato un progetto che, non appena entrerà a pieno regime, prevederà l’accoglienza di massimo 20 rifugiati che nei loro Paesi hanno subito sulla loro pelle maltrattamenti, persecuzioni politiche e crimini di guerra. In questa prima fase saranno comunque accolte solamente nove persone suddivise su due nuclei familiari con all’interno anche minori. Per i rimanenti richiedenti asilo non si sono ancora ultimate tutte le procedure necessarie a livello internazionale che permetterebbero il loro ingresso in Italia.

La permanenze nel territorio licodiese di questi nuclei familiari sarà di un anno, così come previsto dal progetto, ma potrà essere prorogata in virtù di un reale inserimento dei soggetti nel tessuto sociale locale. Obbiettivo cardine quello della reintegrazione sociale e la garanzia dei diritti umani di base come l’assistenza sanitaria, il cibo e la dimora, oltre che per i minori sarà garantito un inserimento in ambito scolastico e per gli adulti delle attività di tirocinio formativo. Trascorso questo periodo, i rifugiati dovranno abbandonare le abitazioni così da poter creare un turnover. Coordinatore del progetto licodiese è la pedagogista clinica Anna Maria Furnari, coadiuvata dalla psicologa Agata Patti e dall’assistente sociale Vincenzo Borzì. Saranno altresì impegnati nelle attività tre operatori dell’accoglienza, in fase di definizione, che li accompagneranno sul territorio per acquisire una maggiore autonomia. Gli “ospiti” al loro arrivo sottoscriveranno un contratto d’accoglienza al cui interno è previsto un regime di semiautonomia basato su un tutoraggio da parte degli operatori.

Per la riuscita delle misure di accoglienza, protezione, integrazione in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale, un ruolo centrale rappresenta la promozione e lo sviluppo delle reti locali, con il coinvolgimento di tutti gli attori e gli interlocutori privilegiati del territorio. Ad oggi, sono già sei i soggetti che hanno aderito attraverso protocolli d’intesa a questa iniziativa, tra cui l’I.C. “Don Bosco”, l’Istituto paritario “Sant’Angela Merici”, la scuola di musica “G. Pacini”, “Cultura & Progresso, gli Scout e “L’Impronta”. In attesa di aggregarsi anche il “Patto fiume Simeto” e l’Università degli studi di Catania. Massima disponibilità è stata mostrata anche dalla Caritas licodiese.
«Questo progetto parte a Bronte nel 2014 – ha dichiarato il presidente della Cooperativa Iride, Rocco Sciacca – e dai risultati positivi ottenuti si spera che possa attecchire anche nel territorio di Santa Maria di Licodia perché l’obbiettivo finale è quello dell’inserimento nella vita quotidiana di cittadini siriani».

Il Sistema Sprar è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.
Altro obiettivo del programma Sprar è quello del “resettlement”, ovvero il reinsediamento tramite trasferimento di rifugiati, già riconosciuti dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, da un paese di primo asilo dove non ci sono possibilità di integrazione verso altri paesi. Questo strumento di protezione internazionale spesso rappresenta l’unica soluzione di salvezza per questi rifugiati che non possono far ritorno nel proprio paese né restare in quello di primo asilo in adeguate condizioni di sicurezza offrendo ai rifugiati l’opportunità di ricominciare una vita del tutto nuova.

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