Dopo la processione del simulacro, un momento di condivisione rievocativo dell’antica tradizione dei “virgineddi”

Si sono conclusi ieri sera, a Santa Maria di Licodia, i festeggiamenti “minori” in onore del santo patrono Giuseppe, nella giornata in cui il calendario ci ricorda la ricorrenza, nominato da papa Pio IX patrono della Chiesa Cattolica Universale. Una solenne celebrazione eucaristica ha preceduto la breve processione del simulacro intorno a piazza Umberto I, accompagnato dalle confranternite, da Don Santino Salamone e da diversi fedeli. Negli scorsi giorni, la comunità parrocchiale, si era preparata a questo momento di festa attraverso un triduo di preghiera con la recita del rosario, della coroncina e della santa messa.

Al rientro del simulacro, accompagnato dai fuochi pirotecnici e sulle note della banda licodiese “G. Pacini”, sotto i portici di piazza di piazza Umberto I si è svolto un piccolo momento di condivisione voluto dal parroco e da alcune volontarie. Una tavola imbandita con pasta con i ceci e con le zeppole di riso, ha fatto balzare alla memoria dei più grandi i sapori e le tradizioni d’un tempo, in particolare legate all’usanza dei “virgineddi”. Secondo questa usanza, durante la festività di san Giuseppe del mese di marzo, alcune famiglie invitavano a pranzo (o a cena) dei gruppi di bambini di numero dispari dai tre in poi, in relazione al voto promesso al santo, imbandendo una tavola con sette portate, che rappresentavano i sette dolori e le sette allegrezze di san Giuseppe. Una tradizione diffusa anche in altri paesi del comprensorio, che risale a tempi molto antichi quando le famiglie agiate offrivano un pranzo ai figli delle famiglie più bisognose. L’attesa, adesso, è per la grande festa estiva, che entrerà nel vivo da giorno 25 a giorno 27 agosto.

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