L’odissea di un positivo al coronavirus si protrae ormai da quasi 50 giorni. Oggi non sa ancora se è guarito

«Rinchiuso in casa senza sintomi e senza sapere se sono ancora positivo». È questa la denuncia lanciata da un paziente asintomatico di Santa Maria di Licodia risultato positivo al tampone rinofaringeo per l’individuazione del Sars-Cov2 la cui notizia era stata data dal primo cittadino Salvatore Mastroianni lo scorso 27 aprile attraverso un post Facebook. L’uomo, infatti, dopo aver ricevuto l’esito positivo del primo tampone lo scorso 24 aprile, rimane ad oggi ancora in attesa di ricevere il secondo – e poi il terzo a distanza di 48 ore dal secondo –  al fine da verificare l’eventuale negativizzazione al virus.

Una situazione di ansia e apprensione, quella che il licodiese sta vivendo in questi giorni, dove nemmeno le istituzioni preposte riescono a dare risposte certe. Dopo il tampone effettuato il 17 aprile, risultato poi positivo, il paziente si aspettava che intorno al 4 maggio fosse contattato per essere sottoposto al secondo tampone.  Ma la sua attesa è rimasta vana. «Abbiamo contattato l’Asp diverse volte – spiega un familiare a Yvii24 –, tramite mail ed attraverso telefonate, senza ricevere risposte concrete. Nemmeno il medico di famiglia riesce a sbloccare la situazione. In una di queste chiamate, ci hanno anche detto di non trovare la scheda sanitaria».

Lungaggini, quelle nell’esecuzione dei tamponi, vissute dal cittadino di Santa Maria di Licodia non solo in questa fase di Covid-19 accertata, ma anche nella prima fase della sua quarantena. Dopo il suo rientro dal nord avvenuto tra il 26 e 27 marzo e l’immediata registrazione sul sito della Regione Siciliana, aveva dovuto attendere 21 giorni – rispetto ai 14 previsti dal protocollo – per essere sottoposto al primo tampone. Un’odissea, quella del licodiese, che tra isolamento fiduciario e quarantena post tampone si protrae da quasi 50 giorni e che inizia a pesare tutta.

«Nel frattempo – prosegue il familiare del paziente – il medico di famiglia trova difficoltà a proseguire con l’emissione dei certificati di astensione dal lavoro, considerato che da 10 giorni siamo in attesa del tampone e non si capisce se il virus sia scomparso e quindi sia  possibile il ritorno al lavoro». La nota positiva della vicenda, l’unica in un contesto di ritardi, approssimazioni e impreparazione da parte delle istituzioni, è che l’esito dei tamponi effettuati sugli altri componenti della famiglia il 29 aprile è stato negativo al virus. Ci si chiede, adesso, quanto tempo ancora questo cittadino debba attendere prima di poter ritornare alla normalità.

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