Il Comandante della Polizia municipale Aricò: «Non accertato l’avvelenamento». Il comune spende ingenti risorse, ma il randagismo è sempre una piaga

A seguito del presunto caso di avvelenamento dei due randagi, ritrovati morti in via Orazio Longo a Santa Maria di Licodia, il presidente del Consiglio comunale licodiese, Gabriele Gurgone, ha inviato ieri al comandante della Polizia municipale e all’assessore al ramo una nota attraverso la quale viene richiesto di «produrre il massimo sforzo nell’individuazione dei responsabili di un gesto così barbaro e vile e contestualmente di approntare delle iniziative atte a scongiurare il ripetersi di tali fatti in futuro».
La nota del presidente Gurgone è frutto di un appello rivolto alle istituzioni da parte di una cittadina licodiese – Anna Maria Concetta Minissale – con l’intento di esprimere l’indignazione verso tali atti e con lo scopo di richiamare la loro attenzione su tale problema.
«L’indignazione forte della cittadinanza – continua Gurgone – individua in questi crimini il segnale di un impoverimento morale ed etico oltre che un pericolo costante non solo per i randagi ma anche per i bambini che inconsapevolmente potrebbero essere attratti da esche avvelenate posizionate lungo le strade pubbliche e non. Sono certo che codesto comando di Polizia municipale non lascerà nulla d’intentato al fine di reprimere sul nascere possibili casi di emulazione che creerebbero ulteriore allarme sociale nella collettività».

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Yvii 24 ha ascoltato questa mattina anche il comandante della Polizia Municipale Dino Aricò, il quale esprime il proprio parere tecnico sulla vicenda: «A me non risulta che siano stati avvelenati in quanto non c’è stato un veterinario che lo abbia appurato. Il vigile che si è recato sul posto non possiede certamente le competenze per verificare l’avvelenamento, anche perchè non ha riscontrato alcun segno che possa confermare tale tesi. Quando sono state rimosse le carcasse, nelle vicinanze non sono state trovate esche. La Polizia municipale di Licodia è attenta alle problematiche degli animali e si è spesso impegnata a ricoverare diversi randagi presso il rifugio sanitario “Oasi Cisternazza” di Zafferana Etnea o a consegnarli all’associazione “Porgi l’altra zampa”».
Certo è che l’iniziativa del presidente del Consiglio comunale, in piena campagna elettorale, suona quanto meno sospetta. È abbastanza risaputo che l’amore per gli animali è “politicamente corretto” ed ergersi a difensore degli amici a quattro zampe fa molto social. Non si capisce bene in base a quali elementi Gurgone abbia già deciso che si è in presenza di un avvelenamento, visto che lo stesso comandante Aricò dichiara di non avere elementi per stabilirlo.

Il Comune di Santa Maria di Licodia, in questi cinque anni di amministrazione Mastroianni, ha speso decine di migliaia di euro (ogni cane costa 3,50 euro al giorno) per  la cattura, la custodia ed il soccorso di cani o altri animali randagi, ma, nonostante le ingenti risorse impegnate anche con grande sofferenza finanziaria vista la condizione disastrata dei conti comunali, il fenomeno randagismo appare addirittura aumentato, come d’altronde dimostra la morte per presunto avvelenamento, o altra causa, dei due randagi. L’ente è assolutamente inadempiente rispetto alle leggi (microcippatura e sterilizzazione dei randagi) e si limita solo a mantenere i cani catturati nei canili, mentre decine e decine sono gli animali liberi nel territorio – molti abbandonati – che, in assenza di sterilizzazione, continuano a riprodursi moltiplicando il fenomeno.
A rendere infecondi i cani femmina presenti nel territorio, attualmente è la sola associazione “Porgi l’altra zampa”, che lo fa con autorizzazione comunale, saltuariamente e in maniera assolutamente gratuita.

Tuttavia, l’associazione non può certo farsi carico dell’intero fenomeno e, d’altronde, ad eseguire la pratica in maniera sistematica e risolutiva (in un paio di anni), dovrebbe essere l’ente municipale, così come previsto dalla legge che assegna ai comuni “La tutela ed il controllo della popolazione animale vagante sul territorio di propria competenza”.
Inoltre, se nel caso in questione di avvelenamento realmente si tratta, il sindaco – come specificato sul sito del Ministero della Salute – deve: impartire immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine in collaborazione con le altre autorità competenti; provvedere, entro 48 ore dall’accertamento della violazione, ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata dall’avvelenamento; far segnalare con apposita cartellonistica, l’area di pericolo; predisporre e intensificare i controlli da parte delle Autorità preposte.
In ultimo, nel 2016, in Consiglio comunale non si è mai trattato il fenomeno randagismo: se Gurgone è così interessato al destino dei cagnolini, non si capisce il perché non ne abbia mai parlato in aula. Insomma, se non ve ne siete ancora accorti, la campagna elettorale impazza, anche con i misteriosi “delitti” dei poveri randagi.

Dopo la pubblicazione dell’articolo è giunta la replica del presidente del Consiglio comunale, Gabriele Gurgone: LEGGI.

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