Giannicola Morfino: «Lavoratori abbandonati da decenni in uffici angusti, direi da terzo mondo, come quello di Santa Maria di Licodia»

Eliminazione amianto, rispetto dei principi ergonomici delle postazioni, installazione impianto di ricircolo dell’aria, sono solamente alcune delle “condizioni di vivibilità” carenti all’interno dell’ufficio postale di Santa Maria di Licodia segnalate attraverso una nota indirizzata a Poste Italiane Spa dal segretario provinciale Failp-Cisal Giannicola Morfino. A queste, si aggiungono le richieste di assicurare quotidianamente l’igiene e la sicurezza in tutti gli spazi dell’ufficio, l’istallazione di nuovi ed attuali sistemi di illuminazione nelle postazioni di cassa e la collocazione di maniglioni antipanico in un’uscita posta sul retro dell’ufficio.

Una segnalazione scaturita da una visita da parte del rappresentante sindacale direttamente presso l’ufficio postale licodiese alla quale è seguita una visita ispettiva da parte di Poste Italiane nella quale, secondo quanto riferito da Morfino, «dicono, forse, di realizzare qualche miglioria». Un segretario provinciale “combattivo”, che ci ha mostrato la vertenza già pronta ad essere inviata perfino alla Procura della Repubblica catanese, ma che alla luce del sopralluogo effettuato dall’azienda rimarrà ancora per qualche settimana dentro un cassetto, con l’auspicio che qualche miglioria possa essere apportata.

«Poste Italiane è sorda alle richieste» afferma in una nota il segretario provinciale. «Le risorse destinate agli investimenti vengono probabilmente “congelate” o spese magari, elargendo congrue somme ai dirigenti e ai quadri, sotto forma di premi “ad personam”, non considerando il lauto stipendio che già ricevono. Noi diciamo a Poste Italiane di ripristinare immediatamente quelle che sono le normalità dell’ufficio. Le normalità sono quelle di avere un ufficio ordinato, pulito, al sicuro da pericoli, che invece oggi sono tutti vivi. Nulla è a norma all’interno di questo ufficio postale. Saremo costretti da qui a breve tempo a denunciarlo all’unità operativa. È forte e numerosa la richiesta che ricevo da tanti lavoratori sparsi in tutta la provincia, abbandonati da decenni in uffici angusti, direi da terzo mondo come quello di Santa Maria di Licodia».

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