La seconda farmacia poteva essere aperta già da dieci anni, ma una incredibile serie di accadimenti politici e burocratici ha sempre lasciato la “saracinesca chiusa”

La questione della “Farmacia comunale” a Santa Maria di Licodia, potremmo dire che è una di quelle vicende politico-amministrative che risale alla “notte dei tempi”, tanto da assumere parvenza di un racconto degno dei migliori poemi epici. Una vicenda che ha attraversato 3 amministrazioni comunali – tutti la volevano – e quasi ogni sindaco ha inserito questo punto nel proprio programma elettorale ma, di fatto, nessuno ad oggi l’ha mai realizzata. Una serie di inadempienze hanno condotto l’Assessorato della Salute ad assegnare la farmacia ad un privato, con decreto del 12 Gennaio 2015, nella persona della dott.ssa Daniela Pittalà che, secondo quanto dichiarato dal primo cittadino licodiese durante la puntata del programma di Yvii24 “La Parola” del 27 maggio scorso, non può procedere all’apertura in quanto è stato avanzato ricorso alla graduatoria di merito degli idonei al concorso per l’assegnazione di sedi farmaceutiche della provincia di Catania.

Ma facciamo un excursus sulla vicenda.
Ad inaugurare la narrazione epica della vicenda, come una sorta di prologo, è stato l’allora sindaco Francesco Petralia che con ripetuti viaggi al monte “Olimpo” palermitano dell’Assessorato alla Sanità ha ottenuto in maniera fruttuosa la promessa, da parte delle “divinità politiche” del tempo, che il ridente paese di Santa Maria di Licodia avrebbe ottenuto la sua seconda farmacia. Purtroppo, la spada di Damocle era ormai stata posta sul capo del Sindaco Francesco Petralia e l’esile crine di cavallo che la sosteneva si spezzò nella sera del 26 Settembre 2006, data della votazione della sfiducia all’interno del consiglio comunale, una sfiducia in qualche modo legata alla vicenda farmacia.
L’iter burocratico palermitano per la concessione della licenza era comunque stato avviato, e i risultati arrivano a quasi un anno dalla caduta di Petralia, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia di venerdi 24 Agosto 2007 del Decreto Assessoriale dell’Assessorato della Sanità, attraverso il quale l’allora assessore Ciriminna approvava l’apertura della farmacia comunale che avrebbe permesso di coprire le zone nord del paese e, in particolare, quelle rurali.

Da quel momento in poi, l’oblio è calato sulla vicenda, fino a quel 14 Luglio 2011 in cui una convocazione del consiglio comunale in forma straordinaria con oggetto “Farmacia comunale, concessione di pubblico servizio e criteri per la determinazione del bando relativo all’affidamento attraverso evidenza pubblica” ha riacceso i riflettori sulla vicenda. Seduta consiliare straordinaria forse dettata dal richiamo scritto inviato due giorni prima all’amministrazione Rasà, da parte dell’Assessorato Regionale. La seduta consiliare, nonostante vari dibattiti, approvò l’autorizzazione alla concessione del servizio pubblico di farmacia a soggetto privato e ne stabilì i criteri per la determinazione del bando. Ad onor del vero, i primi sussulti sulla vicenda, erano arrivati dalla seduta di giunta comunale del 20 Dicembre 2010 attraverso la delibera n. 190 dove tra le varie modalità di gestione si era scelta quella della concessione del servizio pubblico.

Un nuovo richiamo viene inviato all’amministrazione Rasà il 14 Settembre 2011 ma, così come sarcasticamente scritto su un manifesto a firma dell’attuale Sindaco Totò Mastroianni attraverso il quale l’attuale primo cittadino ha voluto fugare ogni accusa nei suoi confronti circa l’inadempienza sulla questione farmacia, “l’amministrazione Rasà ha altro a cui pensare…”.
È tempo di elezioni a Santa Maria di Licodia e oltre il 50% dei candidati Sindaco licodiesi ritengono di dover inserire all’interno del proprio programma elettorale il prosieguo delle attività amministrative finalizzate all’apertura della farmacia comunale. La questione è però tra i grandi assenti nel programma elettorale della lista Primavera Licodiese, risultata poi vincente con il Sindaco Mastroianni. “La farmacia comunale diventa sin da subito obiettivo primario” si legge nel manifesto dal titolo “La vera storia della Farmacia Comunale” a firma dell’attuale primo cittadino licodiese.

Dopo aver deliberato nel dicembre 2012, in seno al consiglio comunale, l’ubicazione della farmacia in via Aldo Moro e aver avanzato richiesta di pareri all’ASP e all’ordine dei farmacisti circa l’eventuale richiesta alla Regione Siciliana di variare la farmacia da “rurale” a “urbana”, risultano poco fruttuosi i due bandi di gara pubblicati dal comune: il primo con base d’asta di 930mila euro più iva dalla durata quindicennale ed il secondo con base di 960mila euro più iva della durata trentennale vanno entrambi deserti.
E nel frattempo che il consiglio comunale pensava a una compartecipazione del comune nella società di gestione della farmacia, queste inadempienze e questi ritardi, sono stati mal sopportati in ambiti palermitani e l’Assessorato della Salute delibera la revoca della titolarità al comune della seconda sede.

“Considerato che più volte è stata sollecitata da questa Amministrazione l’apertura della farmacia, il cui esito è stato infruttuoso, ritenuto che persistono ragioni attuali di pubblico interesse al ripristino della legalità violata per la mancata apertura della farmacia, già assegnata nel 2007, preso atto  della persistenza oltre ogni ragionevole limite temporale dell’inerzia del Comune riguardo l’apertura della farmacia, ritenuto di dover attivare ogni utile procedura consentita dall’ordinamento per porre fine alla consolidata inerzia amministrativa del Comune assegnatario” sono le parole dure che sanciscono il 30 ottobre 2014 la revoca definitiva della titolarità della seconda sede farmaceutica al comune di Santa Maria di Licodia.
Certo è, che al di la di chi siano le colpe, il comune di Santa Maria di Licodia ha perso una grande occasione di introito economico che avrebbe potuto contribuire a risanare le casse vuote. Soldi che avrebbero potuto essere una ricaduta positiva per il territorio. L’unica certezza è che, alle prossime elezioni, i candidati alle amministrative dovranno impegnarsi un po’ di più per coprire quel punto del programma elettorale non più riciclabile.

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