A quasi due anni dalla rielezione di Mastroianni a primo cittadino, nessuna traccia delle relazioni annuali 

Sono passati all’incirca 600 giorni, cosa più, cosa meno,  dalla rielezione di Totò Mastroianni alla carica di sindaco di Santa Maria di Licodia. Seicento giorni abbastanza sonnolenti che hanno trascinato nel torpore non solo l’amministrazione e il suo “capitano”, ma anche gli eletti al Consiglio comunale.  Se non fosse che ogni tanto qualcuno si svegli e scriva su Facebook “cani randagi”, “fontanelle senz’acqua”, “buche sulla circonvallazione” sembrerebbe quasi che Licodia non esista. Dove è finito quel fervore del periodo elettorale dove tutti volevano cambiare tutto?

E così, in questo sonno generalizzato, il sindaco si è dimenticato di presentare le sue relazioni annuali previste dalla normativa e dal regolamento comunale. Una storia che si ripete, non solo quella di un sindaco spesso trincerato nel suo palazzo-fortezza, da dove poco o niente trapela all’esterno, ma anche quella di una inottemperanza a delle regole amministrative basilari di un sistema democratico.
E a ricordarglielo, perché evidentemente nel mondo dei sogni, non è nemmeno il Consiglio comunale e men che meno l’opposizione che, a parte qualche sporadica interrogazione, che assomiglia a un certificato di esistenza in vita, non riesce a combinare altro.

I consiglieri stanno seduti sugli scranni come in una scena a sipario aperto di “Napoli Milionaria” come a dire «Ha da passà ‘a nuttata», lasciando che le cose si risolvano da sé e avendo come unico obiettivo, forse, quel 2022 quando ci sarà un “nuovo giro, nuova corsa” e una nuova ondata di candidati sarà pronto a promettere mari e monti. Insomma nessuna relazione, ad oggi, di questo secondo mandato amministrativo. Torniamo a dormire, o meglio, a sognare, l’unica cosa su cui a Licodia tutti sono d’accordo.

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