La vicenda sta interessando un 23enne licodiese che, tra le altre cose, non può rientrare al lavoro

Una vicenda che ha dell’assurdo ma che sembrerebbe essere molto comune in questo periodo da pandemia da Coronavirus: guarito ma recluso in casa. È quanto avvenuto ad un 23enne di Santa Maria di Licodia che da 16 giorni attende il certificato di guarigione da parte dell’Asp, ma quest’ultima sembrerebbe essersi dimenticata di lui. Il protagonista, risultato positivo al Sar-Cov2 lo scorso 20 ottobre, era stato sottoposto a successivo tampone molecolare da parte dell’Asp di Catania ricevendo il 3 novembre una telefonata attraverso la quale veniva informato informalmente della negativizzazione al virus. Un sospiro di sollievo, per lui, se non fosse che ormai da due settimane abbondanti risulta essere recluso a casa e, peggio ancora, non riesce a tornare a lavoro in assenza di un documento ufficiale che ne attesti la negatività.

«Ho provato a contattare diversi numeri di telefono ma in nessuno di questi ho ricevuto risposta» racconta il giovane a Yvii24. «Mi avevano detto che nel giro di qualche giorno avrei ricevuto il certificato ma ad oggi ancora nulla. Ho provato a contattare l’Urp dell’Asp di Catania il cui operatore mi ha fornito una serie di numeri di telefono ai quali non risponde mai nessuno. Della vicenda ho anche informato le forze dell’ordine e il mio medico di famiglia. Oltre ad essere recluso in casa, il problema principale è quello che non posso ritornare al lavoro».

Una situazione insostenibile, che in Italia sembrerebbe essere copia ed incolla in un sistema collassato e che non riesce più a far fronte alla burocrazia. Un limbo in cui si ritrova non solo il 23enne licodiese, ma tante altre persone risultate positive su scala nazionale. E come se non bastasse, non si capisce a chi bisogna rivolgersi per ovviare al problema. «Alla luce delle tante richieste di solidarietà, avevo provato a contattare anche l’ospedale “Garibaldi” per chiedere se potessi donare il plasma iperimmune, trasformando così una disavventura come quella del Covid in qualcosa di positivo per chi ha contratto il virus con sintomatologie peggiori delle mie» conclude «ma mi è stato detto che senza un’attestazione che certifichi la mia guarigione non è possibile procedere con una donazione». Speriamo, concludiamo noi, che qualcuno possa risolvere l’impasse e liberarlo da questi “arresti domiciliari” non dovuti.

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