Le difficoltà per rientrare a scuola raccontate da una mamma il cui figlio da 7 giorni non viene accettato in classe

Se un tempo il mal di pancia o il mal di testa era tra le principali scuse degli studenti, per saltare le lezioni più ostiche, oggi il rischio è quello di finire nella temutissima “stanza di isolamento” per timore di essere considerato un soggetto Covid+. Non è questo l’incipit di un film thriller dal finale da pathos, bensì quanto emerge da una segnalazione giunta alla redazione da parte di alcuni genitori del Comprensivo “Don Bosco” di Santa Maria di Licodia che si trovano a dover fronteggiare le difficoltà della frequenza scolastica dei propri figli in un periodo così difficile come quello di pandemia da Coronavirus.

Indicazioni chiare, quelle della Regione in materia di scuola e coronavirus, ma che vengono interpretate male dalle scuole, così come emerge dal racconto di una mamma licodiese. «Mio figlio va a scuola alle 8:10. Alle 9 vengo richiamata perché accusa congestione nasale e colpi di tosse. L’istituto decide di metterlo nella “stanza dell’isolamento”, che è una stanza dove i bambini vengono temporaneamente  fatti accomodare quando hanno sintomi come febbre o più gravi. Lo riporto a casa, tenendolo sotto osservazione per qualche giorno per essere sicura che il bambino stesse bene».

Fin qui tutto quasi nella norma, seppur in questo caso l’isolamento possa essere visto – probabilmente – come un eccesso di zelo da parte dell’istituto scolastico giustificato solo se letto con il filtro di chi intende tutelare “senza se e senza ma” la salute dei bambini. Ma l’inghippo burocratico deve ancora arrivare. «Chiamo la pediatra dicendo che la maestra, per il rientro a scuola, chiede il certificato medico», continua la mamma nel suo racconto. «La pediatra, dopo alcune domande e una visita del bambino, mi dice che potevo rimandare il bambino a scuola quando volevo. Alla richiesta da parte mia del certificato medico, la pediatra mi ha detto che non fosse necessario perché le indicazioni regionali non lo richiedono».

Morale della favola, il bambino si trova a vivere da 7 giorni in una sorta di “limbo”, non potendo rientrare a scuola seppur non affetto da Covid-19. Eppure, le indicazioni sulla riammissione degli studenti “no-Covid19” all’interno della classe sono chiare e scritte nero su bianco all’interno di una circolare esplicativa della Regione Siciliana – Dipartimento Attività Sanitaria e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) emanata il 24 settembre scorso ed indirizzata, tra i tanti, all’Ufficio Regionale Scolastico.

“Per quanto riguarda gli alunni con età maggiore dei 6 anni (come il caso in questione raccontato dalla mamma, ndr), la certificazione medica attestante l’idoneità al reinserimento verrà rilasciata per assenze superiori ai 10 giorni”, si legge nel paragrafo inerente la gestione della riammissione a scuola per altri casi con sintomatologia NON riconducibile a Covid-19. “In tal caso, considerata la particolare situazione emergenziale, si rimette ad un’attenta valutazione del medico curante l’eventualità di richiedere test diagnostico, sulla base del protrarsi della malattia“. Test diagnostico che, nel caso specifico, non è stato ritenuto necessario dal Pediatra di libera scelta il quale ha dunque escluso sintomatologie specifiche riconducibili ad un possibile contagio da Sars-Cov2.

Una situazione, quella raccontata, che sembrerebbe essere diffusa e non legata solamente al Comprensivo licodiese, sulla quale è intervenuta con forza la Federazione CIPe-SISPe-SINSPe, Sindacato Pediatri, attraverso una mail inviata lo scorso 14 ottobre a tutti i dirigenti Scolastici delle scuole del Distretto di Adrano, Biancavilla e Santa Maria di Licodia e a tutte le scuole private dello stesso territorio, a nome e per conto dei pediatri del territorio e a firma del Presidente Nazionale della Federazione, Giuseppe Gullotta. Scopo della comunicazione, cercare di arginare situazioni simili a quelle raccontate che portano ad assenze senza motivo da parte degli studenti. “Tutti i Pediatri del Distretto si atterranno scrupolosamente a quanto previsto dalla Circolare Assessoriale Sanità del 24/09/20″ precisano i medici, richiamando all’interno della mail le indicazioni in tema di riammissione degli studenti in classe, presenti nel documento della regione.

Diversa, invece, la posizione del Dirigente scolastico Patrizia Argentino che ad Yvii24 ha specificato come «questo è un problema del pediatra o del medico di base a seconda da chi è seguito l’alunno. Noi – prosegue – non chiediamo ai medici di non rispettare la norma, ma semplicemente diciamo di visitare l’alunno e chiediamo un certificato all’idoneità alla frequenza scolastica. Se il medico ritiene che quel raffreddore non è riconducibile al sintomo Covid e può essere ammesso nella comunità scolastica, lo metta per iscritto e io lo riammetto». Solamente nella giornata di venerdì, inoltre, il comprensivo “Don Bosco”, ha informato i genitori con la circolare numero 51 della “Attivazione del servizio USCA per la prevenzione e gestione dei focolai di Covid-19 nelle scuole del territorio”.

Qualcosa potrebbe dunque cambiare e i tempi di reinserimento degli alunni in classe potrebbero velocizzarsi. “L’alunno che presenti  sintomatologia compatibile con l’infezione da Covid-19 durante l’attività didattica sarà isolato dalla classe” si legge nella circolare. “Contestualmente, la scuola provvederà a contattare sia la famiglia dell’alunno che il personale sanitario dell’USCA di riferimento, il quale sottoporrà l’alunno a tampone antigienico rapido, con risultato disponibile in pochi minuti. In caso di esito negativo l’alunno potrà essere riammesso in classe”.

La speranza, adesso, è quella che la scuola effettui un’attenta analisi dei sintomi, che non porti all’isolamento infondato di bambini “no Covid” ed all’attivazione ingiustificata della macchina dell’Usca in presenza di soggetti con «semplice mal di testa o mal di pancia», così come sembrerebbe emergere dal racconto della mamma e così come sarebbe avvenuto non solo al comprensivo licodiese ma anche in altri istituti del comprensorio.

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