Verrà data la possibilità di gestire, anche parzialmente, il bene culturale in forma indiretta tramite concessione a terzi delle attività di gestione e valorizzazione

È una notizia che si apprende tramite la pubblicazione all’albo pretorio online, quella che ridà la speranza ai cittadini di vedere recuperato uno dei palazzi più importanti del centro storico di Santa Maria di Licodia: Palazzo Ardizzone. Ad avanzare la proposta con oggetto ” Valorizzazione del Complesso Ardizzone – atto d’indirizzo” è stato il neo assessore comunale Mirella Rizzo che attraverso una deliberazione approvata all’unanimità degli assessori licodiese, ad eccezione di Pippo Di Perna in quanto assente, propone di conferire appositi indirizzi amministrativi al Responsabile dell’Area Affari Generali in merito alla gestione di Palazzo Ardizzone, tra i quali la “possibilità di gestire, anche parzialmente, il bene culturale Complesso Ardizzone in forma indiretta tramite concessione a terzi delle attività di gestione e valorizzazione”. Affidamento a privati che avverrebbe tramite una gara ad evidenza pubblica basata sulla valutazione comparativa di specifici progetti di valorizzazione che dovranno prevedere un programma di gestione, una manutenzione ordinaria e un programma di animazione contenente le iniziative a carattere culturale e ricreativo che si intenderanno realizzare nella struttura

Una decisione motivata da quattro pagine di premesse (leggi la delibera completa) ben riassumibili nella motivazione “che garantire la piena valorizzazione del Complesso Ardizzone è un obiettivo dell’Amministrazione e che, pertanto, il Comune ha l’urgenza di garantire una regolare fruizione del complesso monumentale tra i simboli della cittadina”.  Attualmente, il Palazzo Ardizzone è sede al piano terra di alcuni uffici comunali, della biblioteca comunale e di un piccolo museo etno-antropologico. Il piano superiore, invece, è in totale stato di abbandono e nel suo complesso la struttura architettonica “non è fruibile per mancanza di ordinaria manutenzione, di adeguato personale e di strutture organizzative a causa della carenza di risorse finanziarie, umane e materiali”. Certamente costi gravosi per l’Ente già abbastanza martoriato dal dissesto economico finanziario che oggi – come nel caso degli impianti sportivi – vede l’unica via d’uscita dall’abbandono nel rapporto tra pubblico e privato definito “virtuoso” e “già positivamente sperimentato” dalla stessa delibera.

Il Palazzo Ardizzone è certamente uno dei palazzi nobiliari più antichi di Santa Maria di Licodia costruito tra il XVIII e il XIX secolo. Alla prima ala, la più antica, risalente al seicento, nel secolo successivo è stata affiancata una seconda struttura in pieno stile “Umbertino”, con la facciata in pietra bianca, poi completata alla fine del XIX. Il palazzo racchiude al suo interno due corti, quella maggiore con accesso da piazza Regina Elena con una cisterna e quella secondaria, più interna, adibita a frantoio, con la grande macina in pietra lavica, sulla quale si affacciavano i depositi e le stanze della servitù. La zona abitativa al piano superiore, (quella in stato di completo abbandono, ndr) è caratterizzata da soffitti decorati con pitture e stucchi.

Il “Complesso Ardizzone” ed il suo recupero, ricordiamo, era stato anche oggetto di segnalazione da parte dei ragazzi dell’Associazione “Cultura&Progresso” all’iniziativa “bellezza@governo.it” (rileggi l’articolo), lanciata lo scorso 8 Maggio dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi all’interno della trasmissione di Rai 3 “Che tempo che fa” attraverso la quale si sarebbero potuti spendere 150 milioni di euro per il recupero di luoghi culturali dimenticati, a seguito di segnalazione sul portale del Governo. Iniziativa che dal primo momento era apparsa come allettante per chi crede nel valore del patrimonio artistico e culturale italiano come risorsa economica da sfruttare – e che avrebbe dovuto vedere la pubblicazione del decreto lo scorso 10 agosto- ma che ad oggi non ha mai visto finanziato nessuna delle 140 mila segnalazioni contenenti 7500 luoghi.
Su Facebook, riguardo alla possibilità di affidamento al privato di Palazzo Ardizzone sono scattate le prime critiche, vedendo in questa operazione una possibile trovata pre-elettorale.

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