Il luogo comune giustifica, troppo spesso, la violenza contro le donne. Un luogo comune che, purtroppo, trova terreno fertile sui social

Lei se l’è cercata. Lei se l’è voluta. Lei se l’è cercata perché indossava un abito succinto. Lei se l’è cercata perché fumava. Lei se l’è cercata perché si trovava da sola in un vicolo buio. Lei se l’è cercata perché si truccava troppo. Lei se l’è cercata perché dava confidenza a tutti. Lei se l’è cercata perché aveva bevuto. Lei se l’è cercata perché aveva accettato un passaggio. Lei se l’è cercata perché frequentava un extracomunitario. Lei se l’è cercata perché gli ha risposto male. Lei se l’è cercata perché lo provocava. Lei se l’è cercata perché non sapeva stare zitta.
Praticamente, la vittima se la cerca sempre. Praticamente, la vittima ha sempre colpa. Praticamente, la vittima è sempre quella sbagliata.
Mi sono sempre chiesta del perché la gente, soprattutto grazie a quel pericolosissimo strumento che sono i social, e Facebook in particolare, che purtroppo concedono la parola anche a chi la parola non la merita, si scatena sempre contro la vittima, sputando sentenze di condanna volte a giustificare (perché questo è quello che fanno, giustificano) le violenze.

Ma se lei se l’è cercata perché indossava la gonna corta, c’è qualcuno che sa spiegarmi del perché anche le suore vengono stuprate o del perché anche le vecchiettine che dormono nel loro letto vengono stuprate? Anche loro avevano la gonna corta? Se lei se l’è cercata perché frequentava un extracomunitario, c’è qualcuno che sa spiegarmi del perché le cronache ci raccontano di stupri efferati commessi dai “classici bravi ragazzi italiani” dalla pelle bianchissima? Se lei se l’è cercata perché si trovava in un vicolo buio, c’è qualcuno che sa spiegarmi del perché molto spesso lo stupratore è l’amico di famiglia?
Lei se la cerca sempre. La colpa è sempre sua. Lei se la cerca sempre perché ci vuole troppo coraggio per ammettere a noi stessi e al mondo che esistono persone violente, punto e basta. Ci vuole coraggio e consapevolezza e voglia di cambiamento per ammettere che esistono persone violente che non hanno bisogno di un motivo per picchiare, per stuprare, per ammazzare. Ed in ogni caso, esiste al mondo un solo motivo che possa giustificare la violenza in qualsiasi forma?

La verità è che dire che lei se l’è cercata è più facile, è più consolatorio, è più comodo. Ed è da stupidi, aggiungo io. Ed è da complici, aggiungo io. Ed è da violenti, aggiungo io.
Quando i nostri figli ci sentono dire che lei se l’è cercata, imparano che lei se l’è cercata e da adulti ripeteranno che lei se l’è cercata. E se il compagno di classe si spingerà a toccare il sedere della compagna, la colpa sarà di lei che indossava i jeans troppo stretti e non certo di lui che ha incamerato un modello comportamentale sbagliato, deviato, violento. Ma in fondo una toccata di sedere cos’è? In fondo fa piacere alle donne che un cretino tocchi loro il sedere perché ciò significa che hanno un bel sedere!
Ebbene, quando diciamo che lei se l’è cercata, noi facciamo un danno enorme ai nostri figli. Noi facciamo un danno enorme ai nostri figli maschi perché impareranno a giustificare ogni loro comportamento “sbagliato” e alle nostre figlie femmine perché impareranno a vivere nel senso di colpa, pensando dentro se stesse: in fondo io me la sono cercata!

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