“Un torinese ad Albavilla ed altre storie” e Sicilia e letteratura, al centro di una conferenza ospitata dall’Università della Terza Età presso Palazzo Bianchi

La sicilianità nella letteratura” al centro di una conferenza, svoltasi ieri sera ad Adrano, presso Palazzo Bianchi, nel corso della quale è stata presentata l’ultima opera del professore Alfio Pelleriti: Un torinese ad Albavilla ed altre storie. Il docente, insegnante di Storia e Filosofia del Liceo Classico “Verga” di Adrano e presidente dell’Associazione culturale “Piazza Grande”, è stato ospitato nell’ambito di uno degli incontri organizzati  dall’Università della Terza Età, a cui gli iscritti hanno partecipato con grande entusiasmo. Tra il pubblico anche alcuni allievi del docente.
Dopo una breve introduzione, dal carattere spiccatamente filosofico, ricca di citazioni e riferimenti, Pelleriti, autore anche de Il bianco e il rosso e Fragilissimo viver come foglia, ha presentato il suo ultimo libro, costituito da una serie di brevi racconti, in cui i personaggi danno un’immagine cristallizzata della Sicilia. I protagonisti sono uomini infelici, che tengono conto delle caratteristiche psicologiche di uomini incontrati nella vita di ogni giorno. Sono dei “vinti” che patiscono il fio di una giustizia metastorica.

L’autore ha approfondito il tema de “La sicilianità nella letteratura”, facendo riferimento a scrittori che hanno fatto la storia della letteratura siciliana e non solo, quali Verga, Pirandello, Brancati, De Roberto, Sciascia, Vittorini ed altri.
«Oggi promuovere la cultura in Sicilia è un dovere morale ed etico – così ha esordito Pelleriti –. Scrivere è una grande sfida, una grande avventura che permette di intraprendere strade che portano lontano. Si scrive perché si ama la vita e ogni singolo elemento della natura. Si scrive per scoprire il senso della vita, della fraternità e della compassione. È inevitabile per un siciliano parlare della Sicilia – ha concluso lo scrittore –».

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