Alla Biblioteca “G.B. Nicolosi” la scrittrice presenta il nuovo romanzo “Solo se c’è la Luna” in un dialogo con Salvo Fallica

Ammalia la platea. Stupisce e coglie di sorpresa. Parla di sé in terza persona. Questa è Silvana Grasso poliedrica interprete di un’altra da sé. Così al Piccolo Teatro, a Paternò, non ha mancato di mostrare le sue doti artistiche anche di attrice, come lei stessa racconta di aver fatto. Di tutto parla, ma lambisce appena l’argomento del romanzo, del suo ultimo lavoro “Solo se c’è la Luna” edito da Marsilio. Ilare e coinvolgente già nei primi momenti del dialogo con il giornalista Salvo Fallica, definisce quest’ultimo il «serio» e sé il «faceto», manifestando, sin dalle prime battute, quale sarebbe stato il tono dell’incontro. Ogni sua movenza, ogni suo gesto, e le parole deliberatamente enfatizzate, più che un gioco di maschere rimandavano alla teoria sulla poetica di Aristotele di una catarsi non necessitante della tragedia, tuttavia è nelle sue opere che i concetti di mìmesis (imitazione) e di kàtharsis (purificazione) trovano una transitoria presenza, perché per comprenderle appieno e per comprendere lei, Silvano Grasso, «occorrerebbe un esercito di psichiatri» come ironicamente asserisce.

silvana_grasso_05_05_2017Agli elogi che le vengono rivolti rimane come attonita, smarrita essendo per sua ammissione pressoché scampata all’altra sua ingombrante metà, la “Grasso” quella celebrata come una grande scrittrice di successo, qual è, ma lei che sarebbe solo una donna normalissima, pressappoco ignara del suo talento, non ha idea di che significhi tutto questo clamore attorno alla sua persona. Racconta di uno «iato», una separazione che ha originato da un’unica entità umana due distinte personalità: la scrittrice di romanzi e la donna che trova una testimone, non una consigliera, nella luna, unica vicinanza discreta nella sua vita solitaria.
Dietro quella grinta, quell’umorismo arguto c’è molto pudore, c’è una forma di distacco nell’argomentare sui suoi romanzi dove inesorabilmente si svela un lato dell’anima. Effervescente e vulcanica ha tenuto incollati, non saziandoli mai gli spettatori, i suoi lettori, che al momento in cui, dopo quasi due ore, Fallica ha annunciato la fine dell’incontro erano un po’ delusi perché non ne avevano abbastanza di quell’energia dirompente, che tracimando da un temperamento così singolare, lascia sempre qualcosa. E le sue opere non fanno differenza!

È un incontro che deve essere fatto quello con la Grasso o con la lettura dei suoi romanzi, con quest’ultimo che narra di una storia di sentimenti anche controversi, di conflitti interiori mai risolti, di un’umanità dolente ma stoica, indomita, in lotta contro un fato talvolta infausto. Insomma il riflesso dell’anima ribelle e sfuggente dell’autrice anche in “Solo se c’è la Luna” non manca e la verve stilistica, che è il suo marchio identificativo, non muta. Una presentazione di un romanzo inedita a dir poco, per l’armonia che si respirava, per il senso di leggerezza anche nell’apprendere verità o realtà ardue, davvero inconsueto.
«Questo romanzo rimanda agli infiniti sentimenti della vita, al desiderio dell’amore che delude sempre, al desiderio di una madre che può essere morta anche se viva», dice la scrittrice nell’intervista concessa a Yvii24 che proponiamo sopra.

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