Appassionato di culturismo, il 26enne su Facebook ha pubblicato diverse foto in cui mostra i muscoli

Amante del body building, di Sylvester Stallone e di qualche bicchierino di troppo. Ecco il profilo di Alfio Cardillo, il 26enne arrestato in flagranza di reato a Trecastagni nel corso della notte, dopo aver stuprato una dottoressa 51enne della guardia medica. E alla diffusione del nome del bruto, la sua bacheca Facebook si è riempita di insulti. E c’era da meravigliarsi, visti i tempi della “giustizia da social”, se così non fosse stato. Sul suo profilo, Cardillo scrive di essere falegname, di aver conseguito la licenza media e di aver frequentato il liceo classico “Mario Rapisardi” di Paternò. Scorrendo le foto del profilo emerge la sua passione per il culturismo, con i muscoli sempre in evidenza; frammenti di giornate lavorative nei boschi dell’Etna; la mania dei selfie in ogni luogo. Fra le sue passioni Sylvester Stallone, con molte foto della star, e i suoi film più noti: Rocky e Rambo.

Sullo stupro di Trecastagni si segnalano innumerevoli commenti istituzionali e sindacali.
Alfio Cardillo in passato sarebbe stato anche sottoposto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), come scrive su Facebook il sindaco di Trecastagni Giovanni Barbagallo: «A Trecastagni non si sono mai verificati casi di violenza di questo tipo. Si tratta del primo episodio commesso da un soggetto molto conosciuto. Di recente è stato seguito dai servizi sociali del comune e, nel passato, è stato sottoposto persino a trattamento sanitario obbligatorio. Questa persona frequentava, spesso, la guardia medica per motivi di salute».

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, affida a Twitter il commento: «Sconvolta per ennesimo atto di violenza su una donna medico in un luogo di cura. Inaccettabile».

Per il manager dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, si è trattato di un «atto ignobile, offensivo della dignità della persona, perpetrato ai danni di un medico, una collega, nell’atto di compiere il proprio dovere di aiutare i cittadini. Abbiamo già dato mandato al nostro legale per la costituzione di parte civile a tutela dell’azienda e, soprattutto, dei lavoratori».

La Cgil, la Fp Cgil, la Fp Cgil medici e il Coordinamento donne Cgil di Catania, hanno diramato una nota dei segretari generali Giacomo Rota e Gaetano Agliozzo, del coordinatore medici Carmelo Calvagna, e della responsabile del Dipartimento di genere, Angela Battista: «Il territorio catanese diventa sempre più insicuro, anche nei luoghi della Sanità pubblica. La violenza sessuale sulla dottoressa di Trecastagni, ci addolora e ci umilia, come cittadine e cittadini, come donne e come uomini. Adesso le istituzioni devono alzare il tiro, anche in termini di prevenzione.  Piena solidarietà alla vittima di questa violenza inaudita, che in quanto perpetrata sul corpo di una donna, è persino impossibile da definire pienamente. Lo stupro è un delitto intollerabile fondato sul senso di aggressione e dominio della vittima. In uno Stato democratico questo non può avvenire per alcun cittadino, meno che mai in un presidio sanitario pubblico». La Cgil chiede la convocazione immediata in Prefettura, di un tavolo sulla sicurezza del territorio e sulla violenza perpetrata ai danni delle donne: «Chiediamo un impegno concreto che preveda l’utilizzo di forze dell’ordine, con il piantonamento fisso ma anche con l’utilizzo di eventuali dispositivi elettronici che fungano al contempo da allarme e da sistema di sicurezza. Non possiamo accettare che la violenza diventi un evento quotidiano e normale nel nostro territorio. Dall’orribile stupro al linciaggio di vigili, medici e autisti, tutto questo è inaccettabile».

«Apprendere stamani la notizia dell’aggressione alla dottoressa in servizio alla guardia medica di Trecastagni, la scorsa notte, è un fatto che angoscia per tanto decadimento di valori, di senso civico e di umanità di persone che hanno perso il senso del limite, del pensiero e dell’agire all’interno di una collettività che si è data regole di etica e di diritto. Alla dottoressa va tutta la nostra solidarietà». Questa la dichiarazione degli esponenti della sinistra del Pd che fa riferimento a Cesare Damiano, Concetta Raia (deputato regionale), Luisa Albanella (deputato nazionale) e Angelo Villari, coordinatore provinciale dell’area politica.
«Allo stesso tempo – proseguono – avvertiamo un profondo moto di rabbia di fronte a situazioni che si ripetono e che sembrano già cronache annunciate. Da tempo, abbiamo lamentato, denunciato e presentato interrogazioni parlamentari, perché la questione della sicurezza venisse posta seriamente al tavolo della prefettura di Catania, all’Asp al fine di trovare soluzioni adeguate, anche individuando locali attrezzati e meno isolati. Interventi atti a garantire la incolumità di chi di notte e di giorno si spende svolgendo una professione legata alla salvaguardia della salute dei cittadini, che meriterebbe più attenzione e rispetto».

L’Ordine dei medici in una nota afferma: «È finito il tempo delle parole, delle dichiarazioni d’intenti e di vicinanza, è finita anche quell’inclinazione, naturale per un medico, di comprendere le ragioni, le paure, gli istinti del paziente, persino quando, spaventato da una diagnosi o dalla malattia, diventa aggressivo. Quello che è successo a Catania, e non si tratta purtroppo di un caso isolato, ha ucciso ogni sentimento di comprensione: qui non si tratta di aggressività, ma di violenza gratuita; qui non si tratta di pazienti, ma di delinquenti; qui non si tratta di prendere provvedimenti sul caso specifico, ma di ridisegnare, con interventi strutturali e di sistema, l’intero servizio di Guardia Medica e di mettere finalmente in sicurezza i nostri professionisti».

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, Roberta Chersevani, dichiara: «Dobbiamo renderci conto che l’assistenza sanitaria è sempre più nelle mani delle donne: non possiamo lasciarle sole, non possiamo permettere che vadano al lavoro con la paura di essere picchiate, violentate, massacrate. Le farmacie notturne possono prestare il loro servizio a porte chiuse. Un medico no, ha bisogno di contiguità con il paziente. Per questo dobbiamo agire sugli ambienti di lavoro, rendere i contesti più protetti, ponendoli in luoghi presidiati, dove ci sia altra gente. Lancio una proposta, valutiamone la fattibilità: perchè non spostare le guardie mediche all’interno delle Stazioni  dei Carabinieri, che sono capillari sul territorio, o delle postazioni di Polizia? Non occorrono attrezzature sofisticate, è sufficiente quella di un normale ambulatorio».
Pietro Pata, segretario regionale Anaao Assomed Sicilia: «Inammissibile che una collega in servizio presso la Guardia Medica di Trecastagni (CT) sia stata assalita e violentata sessualmente durante il turno di lavoro notturno. È un episodio gravissimo non solo perché la vittima in questione è una donna, ma anche perché si tratta dell’ennesima aggressione ai danni di un medico mentre sul posto di lavoro, tutela la salute dei cittadini».
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