Comitato NoTriv preoccupato per lo smontaggio di un impianto. Possibile una nuova fase di sondaggi o estrazioni

Ricerca di idrocarburi nella Valle del Simeto: cosa accade sotto le trivelle? Se lo chiedono un po’ tutti, dopo l’allarme lanciato dal Comitato NoTriv che si oppone ai sondaggi in atto in un vasto territorio a cavallo fra le province di Catania e Enna, ed in particolare nella zona di Mandarano compresa fra Adrano e Centuripe, per i quali – dalla scorsa estate – è autorizzata alla ricerca di idrocarburi la Enimed, società del Gruppo Eni. I NoTriv hanno osservato lo smontaggio di una trivella e dei capannoni adiacenti ed il contestuale consolidamento della piattaforma di cemento su cui poggiavano gli impianti.

Operazioni che inducono a ipotizzare che le trivellazioni abbiano dato riscontri positivi e siano iniziati i lavori per l’installazione di un altro impianto, anche se, al momento, non è dato sapere se per effettuare trivellazioni più profonde o passare alla fase delle estrazioni. Tutto, al momento, comunque, resta nel novero delle ipotesi.
«La situazione di questi giorni è stazionaria – dichiara a Yvii24 Pietro Cannistraci, ambientalista di lunga data e componente del comitato -. E’ stata smontata la trivella e le baracche, ma sono attivi operai e camion. Non possiamo dire con precisione cosa stiano facendo. Presumo che abbiano trovato qualcosa e si riattiveranno per l’inizio di una seconda fase. Ci attendiamno altre trivellazioni nella vasta area vicino al Simeto per le quali esiste una concessione».

Sono diversi i timori che non fanno dormire sonni tranquilli ai NoTriv, ma anche a quanti hanno a cuore le sorti della Valle del Simeto, straordinaria risorsa di carattere archeologico e luogo di colture d’eccellenza. Il primo timore è quello di veder proliferare i cantieri ed osservare, inermi, l’alterazione di luoghi e paesaggi unici. Il secondo riguarda le coltivazioni e le produzioni ed in particolare se i cantieri e le eventuali estrazioni di idrocarburi siano compatibili, o meno, con esse. Il terzo guarda ad un possibile collegamento con le trivellazioni autorizzate nella zona di Noto, sino all’unione delle due aree di sondaggi e la creazione di un bacino estrattivo grande quanto mezza Sicilia orientale, la cui vocazione naturalistica, storica e agricola, è in netta contraddizione con la “civiltà” del petrolio.
Ma i sindaci, di quanto accade nei loro territori, ne sono a conoscenza? Attendiamo risposte.

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