La struttura non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19”

Si terrà venerdì 4 dicembre dalle 9 alle 13 un sit-in del NurSind per chiedere pubblicamente aiuto e manifestare il proprio grido di allarme sulle condizioni venutesi a creare presso tutta l’ASP e in particolare all’ospedale di Biancavilla il quale è stato il primo ad aprire la struttura COVID presso l’ASP di Catania appena iniziata la seconda ondata che ha travolto gli ospedali catanesi.

«La scelta aziendale di convertire frettolosamente in COVID – scrive il sindacato delle Professioni Infermieristiche – ha letteralmente “catapultato” i pazienti all’interno dei reparti senza che sia stata data la possibilità di una fattiva organizzazione strutturale e di personale. Di fatto in prima battuta i locali del pronto soccorso sono stati approntati senza i requisiti minimi di sicurezza atti a garantire la salute di chi suo malgrado è stato costretto al ricovero ospedaliero, anche per l’inefficacia complessiva dell’assistenza domiciliare.

La struttura, essendo già ai minimi termini come personale infermieristico e di supporto, non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19” per cui, nonostante gli sforzi attuati dal personale, Infermieri e OSS hanno dovuto sopportare disagi enormi. Per non parlare dell’elevato numero di pazienti che stazionano in pronto soccorso, la necessita di cambiare a mano i bomboloni d’ossigeno per l’assenza dei circuiti, l’assenza di un numero sufficiente di bocchettoni per aspirazione e spazi inadeguati non hanno permesso e non permettono di assistere i malati in maniera decorosa».

Salvatore Vaccaro segretario territoriale del NurSind Catania spiega: «Abbiamo fatto di tutto per collaborare con le istituzioni per mitigare l’impatto fisico e psicologico sui lavoratori; purtroppo dobbiamo affermare con grande amarezza che gli infermieri sono stati lasciati soli a gestire una situazioni ingestibili strutturate con grande approssimazione e senza nessuna proattività da parte della direzione strategica».

«L’Asp doveva farsi trovare pronta nell’affrontare la seconda ondata” – aggiunge Alessandro Scalisi segretario NurSind di Presidio, anche lui contagiato dal Covid-19 – . NurSind ha sempre denunciato la carenza di personale infermieristico e di supporto in cui versa l’azienda, ma come sempre accade spesso ormai, i segnali d’allarme sono stati inascoltati e sottovalutati».

«Durante il cammino – prosegue la nota sindacale – si è dovuto fare i conti anche con il numero di personale che si è contagiato poiché lavorando in condizioni così difficili, è facile commettere qualche errore pagato oltretutto a caro prezzo sulla propria pelle. Ancora oggi nonostante i numeri sembrano calare il personale continua ad essere sotto stress i reparti saturi e il pronto soccorso con pazienti che stazionano ore ed ore in attesa di un posto. Oggi possiamo affermare  – chiude NurSind – con assoluta certezza che molte vite sono state salvate grazie allo spirito di sacrificio degli operatori (infermieri, medici e operatori di supporto) nonostante una gestione fallimentare dell’emergenza da parte dell’azienda. Noi li ringraziamo sempre, aspettiamo ancora che l’ASP faccia la sua parte».

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