Un gesto così vile ferisce tutti coloro che moralmente hanno adottato Giordana e Laura come figlie

È stata violentata la panchina rossa sita nel paese di Trecastagni. Qualcuno, non un vandalo, non uno stupido, non un incivile, ma un vero e proprio delinquente, si è permesso di profanare la panchina, staccando la targa dedicata a Giordana Di Stefano e a Laura Russo, entrambe vittime di femminicidio.
Il delinquente in questione lo ha fatto apposta per colpire le madri delle due ragazze oppure lo ha fatto per assecondare il suo irrefrenabile spirito delinquenziale? Non lo sappiamo, quanto meno, io non lo so. Ma so una cosa. So che un gesto così tanto vile, così tanto bieco, così tanto violento, è un gesto indegno che ha colpito e ferito le madri e i familiari di Giordana e di Laura e ha ferito tutti coloro che moralmente hanno adottato Giordana e Laura come figlie, come sorelle, come nipoti, come cugine, come amiche.

Giordana e Laura, vittime di una violenza inaudita. Di una violenza inspiegabile. Di una violenza senza scuse. Di una violenza senza giustificazione alcuna. Di una violenza senza attenuanti. Di una violenza senza perdono. Negli incontri ai quali ho partecipato quale presidente del Centro Antiviolenza Calypso nella giornata dell’otto marzo, erano presenti anche le madri di Giordana e Laura.
Si chiamano Vera e Giovanna. Sono un esempio di forza, di dignità, di speranza perché le cose cambino. Ma sono anche un esempio di dolore. I loro volti seppur sorridono nel tentativo di dare speranza agli studenti delle varie scuole in cui si recano, sono volti contriti dalla sofferenza, dalla tragedia.
Entrambe raccontano ogni volta che oltre allo strazio di perdere una figlia uccisa a colpi di coltello rispettivamente dall’ex compagno e dal padre, devono vivere anche il dopo. Sì, il dopo. Ci si immagina che il dopo sia fatto di solidarietà, di comprensione, di dolcezza, di tenerezza, di abbracci.
Ma no! Il dopo è fatto anche di pettegolezzi, di dietrologie, di cattiverie, di sfoghi rabbiosi da parte di gente immorale, di difese ad oltranza dell’indifendibile.

Di gente che ha il barbaro coraggio di dire che coloro che hanno ucciso sono stati in qualche modo provocati, perché la colpa, ricordiamocelo, è sempre della vittima! Per questa gente, la vittima ha sempre un po’ di responsabilità!
Come se ciò non bastasse, il dopo è fatto anche di un delinquente che ha profanato una delle panchine di Giordana e Laura e di tutte le vittime di femminicidio.
Spero che chi sappia a Trecastagni, parli. Spero che questo soggetto possa essere individuato e che il suo nome sia reso noto. Non mi aspetto che si renda conto della gravità del suo gesto. Ma quanto meno mi aspetto che si renderanno conto gli altri. Quelli che lo conoscono. Quelli che forse lo considerano una brava persona.
Rivolgo la mia più ampia solidarietà a Vera, a Giovanna e ai fratelli e sorelle di Giordana e Laura.
Rivolgo loro un abbraccio sentito e pieno di quella solidarietà che spesso purtroppo, per reconditi motivi a me incomprensibili, non trovano.

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