Il triplice omicidio e il contestuale suicidio di Paternò evidenzia la tendenza di alcuni organi di informazione a descrivere come “bravo ragazzo” l’omicida. Pilar Castiglia (“Calipso”): «Si tende a giustificare l’assassino»

Nuova strage familiare, questa volta a Paternò (triplice omicidio di moglie e due figli, e suicidio), e si torna a parlare di titoli e articoli di giornale che utilizzano toni e parole sbagliate per descrivere l’assassino. “Era un bravo ragazzo” qualcuno titola dopo aver ascoltato parenti e amici. Una pratica che le giornaliste e i giornalisti italiani ritengono scorretta in quanto tende a giustificare la mano omicida, per contrastare la quale è stato approvato nel 2017 il “Manifesto di Venezia” per una corretta informazione contro la violenza sulle donne: “La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità”.

Abbiamo chiesto una opinione a Pilar Castiglia, presidente del Centro antiviolenza e antistalking “Calipso”, che cura per il nostro giornale la rubrica “Quel che le donne dicono”: «Si organizzano grandi manifestazioni per il 25 novembre – dichiara Castiglia – eppure si cade in stereotipi gravi come “era un ragazzo d’oro” che tende a giustificare l’assassino che non è un ragazzo d’oro». (L’intera intervista all’interno del “Focus di Yvii24”, nel video in apertura di articolo).

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