“Il Viaggio in Sicilia” uno scritto di straordinario interesse per conoscere meglio l’Isola

Nel 1880 Boule de Suif, pubblicata in Les Soirées de Médan, lanciò Guy de Maupassant (1850-1893) «come una meteora» nel firmamento letterario sia francese che internazionale. Circa trecento novelle, quindici raccolte e sei romanzi, di cui Une Vie e Bel-Ami rimangono i più noti, costituiscono il corpus letterario dello scrittore.
Opere meno conosciute dell’autore francese sono la Corrispondenza ed i racconti dei viaggi. Questi ultimi sono in tre volumi: Au Soleil (1884), Sur l’eau (1888) e La Vie Errante (1890). La Vie Errante in particolare contiene un brano notevolissimo, degno di essere letto e riletto: è La Sicile, capitolo che narra il viaggio effettuato da Maupassant nella “perla del Mediterraneo” (la definizione è sua), nella primavera del 1885. Al ritorno in Francia, Guy de Maupassant pubblica un primo resoconto, ancora un po’ sommario, dei propri “vagabondaggi “ e per quanto riguarda La Sicile in La Nouvelle Revue del 1886. Il testo raggiunge la forma definitiva soltanto nel 1890, quando lo scrittore ne fa un capitolo di La Vie Errante, pubblicata lo stesso anno.

Le aggiunte e le varianti del 1890 rispetto al testo originale del 1866 sono notevoli. Diciamo soltanto che riguardano due punti essenziali: la descrizione della Venere di Siracusa (Venere Landolina), e quella delle Catacombe di Palermo. Si tratta certamente dei due elementi che, a parte l’ascensione all’Etna, hanno maggiormente colpito lo scrittore e sui quali si sofferma di più. D’altra parte, sono anche i due temi che gli sono più cari: la donna e la morte.
Si rileggano a riguardo alcune frasi del 1890 in merito alla lunga descrizione della donna-Venere: “La creatura vivente da loro adorata è qualcosa come la statua dipinta, immagine di un dio davanti al quale il popolo cade in ginocchio. Ma dov’è questo dio? Qual è questo dio? In quale parte del cielo abita la sconosciuta che quei pazzi, dal primo sognatore fino all’ultimo, hanno tutti idolatrata?…”; ed ancora: la Venere di Siracusa “non è la donna vista dal poeta, la donna idealizzata, la donna divina o maestosa, come la Venere di Milo, è la donna così com’è, così come la si ama, come la si desidera, come la si vuole stringere”.

E certe osservazioni a proposito delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, come la seguente, dinanzi ad una mummia tra le numerose delle Catacombe, che manifesta in sottinteso lo stato di disincanto totale di un uomo che sente in modo tangibile, oltre alla fine vicina, l’inutilità di tutto:
“Questo è quindi un uomo, o quel che era un uomo, otto anni fa? Questa cosa viveva, rideva, parlava, mangiava, bevevo, era piena di gioia e di speranza. Ed ecco qui!…”.
Tuttavia Maupassant non è solamente il personaggio cosciente fino agli estremi dell’assurdita del destino –molto prima degli esistenzialisti- né il pittore della “umile verità”, è anche un osservatore commosso ed attento di tutte le realtà. Il suo itinerario non segue sempre i consigli “classici” del Baedeker: visita, certo, Palermo, Monreale, Taormina, i templi greci di Segesta, Selinunte ed Agrigento, ma si avventura “romanticamente” anche per strade inconsuete, effettuando l’ascensione all’Etna (sostando a Catania, ed attraversando Nicolosi e le contrade meridionali del vulcano), una visita alle miniere di zolfo nei pressi di Agrigento, ed un’escursione alle Eolie con una difficile discesa all’interno del cratere di Vulcano.

Le sue pagine raggiungono a volte il lirismo; non si limita tuttavia ad una descrizione fedele e suggestiva di ciò che vede, vi aggiunge considerazioni sobrie ma efficaci sull’arte e sulla vita, in cui rivela la sua perenne ricerca di un equilibrio e di un ideale che possa soddisfare le necessità estetiche dell’uomo, la sua sete di Bellezza. Percepisce persino gli odori particolari –e non soltanto il classico profumo della zagara-, le sfumature più sottili, e trova, in alcuni momenti di contemplazione, “un benessere del pensiero e del corpo che rasenta la felicità”.

Demolendo i pregiudizi tenaci e le leggende più o meno gratuite a proposito del brigantaggio, mettendo in risalto i capolavori artistici e le bellezze naturali, mentre elogia nel contempo l’intelligenza, la fierezza, l’orgoglio, la simpatia e le premure degli abitanti, Maupassant, senza cadere in compiacimenti ed eccessi, esalta la Sicilia come luogo privilegiato dello Spirito e della Natura. Sottolinea le ricchezze effettive dell’Isola, dai ricordi eterni, i cui abitanti “hanno saputo dotare la propria Patria di un’Esposizione Universale che la gente tornerà a vedere in tutto il succedersi dei secoli”. Maupassant ha saputo più di tanti altri nonostante il suo breve soggiorno, amare la Sicilia e ha tentato di farla conoscere ed apprezzare. La sua “promozione turistica” è un invito ad aprire bene gli occhi della mente e dello spirito, per osservare bene ciò che è la nostra terra.

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