Il promotore, Giuseppe Rapisarda, ha lanciato lo scambio di libri nel centro etneo e in pochi anni ha raggiunto 90 città italiane

Si chiama “Lascia un libro, prendi un libro” ed è un progetto socioculturale di scambio libri, nato durante la metà del 2017 su iniziativa del belpassese Giuseppe Rapisarda, ex area manager ed appassionato di viaggi. In principio, l’idea era quella di attivare lo scambio a Belpasso individuando non più di tre punti di raccolta, ma poi l’iniziativa è letteralmente “sfuggita di mano” al promotore, andando ben oltre le previsioni. E adesso, a distanza di tre anni, in considerazione del successo riscontrato in tutta Italia, non si parla più di progetto ma di condivisione. “Lascia un libro, prendi un libro” è diventato un circuito di volontariato gratuito, il più grande a livello nazionale, che permette lo scambio dei volumi.

Giuseppe Rapisarda

«Voglio abbattere gli stereotipi e dimostrare, attraverso gli importanti risultati che ho ottenuto, che non è vero che nella mia terra non esiste un approccio civile – dice a Yvii24 Giuseppe Rapisarda –. Oggi Belpasso conta ben 32 punti e se consideriamo anche quelli allestiti in altri comuni del catanese e di altre province, il numero sale vertiginosamente, fino a 180. In tutta Italia si contano più di 13.000 libri messi in circolo sparsi in 90 città, 40 province di 19 regioni. Da poco ha aderito un paesino in provincia di Salerno che conta 9.000 libri. Siamo presenti in quasi tutta Italia, manca solo l’adesione da parte del Trentino Alto Adige per essere al completo.».

L’iniziativa ha lo scopo di portare i libri gratuitamente sino al lettore, o forse sarebbe meglio dire potenziale lettore. L’obiettivo primario è, infatti, quello di promuovere la lettura ed il recupero, lasciando i testi in luoghi frequentati in modo da invogliare chi solitamente non legge. In senso di rispetto, ma anche per mantenere attiva la partecipazione del cittadino, bisogna rispettare una semplice regola: chi prende un libro deve lasciarne un altro, di qualsiasi genere, esclusi i testi scolastici. È, in pratica, una biblioteca diffusa nel territorio dove il cittadino non si registra e non ha l’obbligo di restituire il libro scambiato. Può anche decidere di non prendere nessun libro ma, al contrario, lasciarne quanti ne vuole.

Qualsiasi esercente pubblico o privato può aderire, basta solo avere un piccolo spazio, all’incirca mezzo metro, dove collocare un certo numero di libri e renderli disponibili durante gli orari di apertura. Agli interessati viene fornito il logo, i cartellini e la vetrografia gratuitamente, rendendo il progetto senza costi non solo per i fruitori ma anche per chi vi aderisce. Così facendo sono stati coinvolti innumerevoli esercizi commerciali: bar, parrucchieri, panifici, ferramenta, fruttivendoli, smacchiatorie, agenzie viaggi, studi medici e negozi in genere.

Il 96% dei punti allestiti sono al coperto e ciò li differenzia dal “book crossing”, dove i libri si trovano generalmente per strada. In merito a ciò, Giuseppe Rapisarda precisa che «se qualcuno volesse allestire all’esterno uno spazio dove collocare i libri, fornirò ugualmente la mia assistenza». Il più grande punto nevralgico sono i bar, ben 32 quelli che hanno aderito e che, insieme al promotore hanno dato vita allo slogan “SI al libri, NO alle slot machine”. Insieme hanno lanciato una forte campagna di sensibilizzazione etica per combattere la ludopatia. Il bar, essendo aperto durante tutto l’arco della giornata, offre la possibilità di accostarsi alla lettura ai lavoratori ed ai più che non possono recarsi in biblioteca durante gli orari stabiliti.

La missione di Giuseppe Rapisarda è iniziata a seguito dei suoi numerosi viaggi che hanno fortemente influenzato il suo spirito di osservazione e la curiosità verso usi e costumi diversi. Viaggiando ha notato la presenza dei libri a disposizione gratuita per chiunque avesse voluto leggerli (“book sharing”) e, incuriosito da quest’idea, ha deciso di realizzare lo stesso anche in Sicilia iniziando da Belpasso, il suo paese d’origine. Di certo non è semplice riportare in voga il valore del libro in un’era dove la tecnologia ha preso il sopravvento ma sono davvero molti gli aspetti positivi che hanno spinto i più ad accettare questa sfida.

Primo tra tutti la donazione di libri in disuso può ridurre l’impatto ambientale e tendere una mano alla natura dato che, così facendo, i testi non verranno scartati asciati nell’immondizia o abbandonati. Collocare i libri presso uno o più punti a loro dedicati fa sì che le nuove generazioni possano sviluppare una coscienza civica dettata dal rispetto per la cosa pubblica nel momento in cui si accingono a prendere un libro non di loro proprietà. Questo aspetto accresce la solidarietà sociale.
Insomma, tutto ciò rappresenta un’importante vetrina per la cittadina di Belpasso, ciò nonostante, bisogna evidenziare una nota dolente.

Il Comune di Belpasso non ha dimostrato alcuna partecipazione attiva verso il progetto, nonostante le diverse richieste avanzate. L’unico ente comunale che si è proposto di supportare l’iniziativa è stata la biblioteca “Roberto Sava” che, pochi giorni fa, ha garantito una postazione per lo scambio dei libri, che verrà attivata al più presto. Inoltre, la biblioteca ha avviato una collaborazione con Giuseppe Rapisarda per il recupero di testi antichi, in modo da creare un archivio storico con i libri su cui studiavano i nostri nonni

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