Feste di carnevale con volontari di protezione civile che attuano comportamenti non conformi alla legge: dai lampeggianti alle palette

Quali sono le competenze del volontariato di Protezione civile? Una domanda che sembrerebbe sbucare dal nulla, la cui risposta potrebbe essere scontata, ma che in realtà non lo è affatto, soprattutto alla luce del recente carnevale, periodo nel quale l’attività degli esigui uomini e donne della Polizia Municipale dei vari comuni non riescono a fronteggiare le esigenze di gestione di traffico, popolazione, transito momentaneo di carri allegorici su arterie trafficate, prima che raggiungano il circuito cittadino. Ed ecco che arrivano in soccorso le figure dei volontari che, dopo aver svestito la divisa indossata nelle emergenze in soccorso alle popolazioni colpite dalle calamità, si rivestono della stessa divisa per mettersi al servizio dei propri comuni. Ma attenzione: quella divisa non dovrebbe conferire “superpoteri” spesso non contemplati nella normativa di settore, a cominciare da “medaglie” al petto e gradi da ufficiali: dal capitano al generale è un po’ la stessa cosa.

Parliamo di fatti osservati propri nel recente carnevale, in alcuni comuni, alla luce del sole, che lasciano parecchi dubbi e di cui abbiamo prove documentate, anche se non è la polemica sterile ad interessarci, bensì l’intenzione di fare chiarezza e invitare le singole associazioni di protezione civile, le amministrazioni, ma anche altri livelli di controllo, a ricondurre entro l’alveo della legalità chi, estasiato dal fascino della divisa, non si rende conto di violare leggi e regolamenti.
Alcuni di questi volontari siciliani, proprio in questi giorni, armati di paletta in mano e con tanto di auto dotata di lampeggiante, si sono visti per le vie cittadine dei centri etnei pronti a regolare il traffico durante il transito dei carri allegorici con tanto di logo del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Siciliana al braccio o al petto. Una situazione, questa, che espone il volontario a responsabilità e rischi certamente di non poco conto.

Una risorsa inestimabile, quella del volontariato di protezione civile, che fornisce un apporto prezioso ed irrinunciabile al sistema di soccorso in caso di calamità, ma che non sempre è impiegato in maniera corretta dalle amministrazioni locali che, in maniera sempre più pressante, magari in cambio di una sede in comodato gratuito o  di un contributo, chiedono al volontariato di svolgere attività improprie che sfociano spesso in comportamenti al limite della legalità.
D’altronde è stato lo stesso Dipartimento regionale siciliano di Protezione civile ad aver emanato il 3 maggio 2016 una circolare dall’oggetto “Attività di protezione civile e corretto impiego del volontariato di protezione civile. Richiamo alle disposizioni nel merito” attraverso la quale l’attuale dirigente generale Calogero Foti ha voluto meglio definire il corretto impiego delle organizzazioni di volontariato nel rispetto di circolari e direttive emanate sia a livello regionale sia dal Dipartimento nazionale.

“In riferimento all’impiego dei lampeggianti – si legge nella circolare che richiama in diversi punti la normativa nazionale  che – l’uso deve essere correlato ad una situazione di emergenza, inquadrabile tra quelle previste dalla legge” di istituzione del servizio nazionale di protezione civile e “che sussista il requisito dell’urgenza”.  Scortare un carro allegorico, certamente non sembrerebbe rientrare tra queste ipotesi.
Riguardo alla gestione del traffico, sempre all’interno della stessa nota, il Drpc ha voluto chiarire come “nessun volontario di Protezione Civile può, in assenza di apposita ordinanza sindacale, decidere di attuare l’interdizione di una strada o regolarne il traffico” che farebbe prefigurare il reato di “usurpazione di funzioni pubbliche” punibile fino a 2 anni di reclusione.  A maggior ragione, le organizzazioni di volontariato di protezione civile non possono e non devono dotarsi di strumenti per l’espletamento di servizi diretti a regolare il traffico, quali ad esempio i segnali distintivi comunemente definiti “palette”.

Situazione largamente diffusa che, anche in questo caso, potrebbe essere punita con sanzione penale e reclusione da 1 a 4 anni. Le palette rientrano certamente tra gli oggetti in possesso delle Forze dell’Ordine e non basta semplicemente apportare delle modifiche e personalizzazioni per renderle legali.
Il supporto del volontariato in “affiancamento” alle forze dell’ordine, risulta invece fondamentale “nel caso in cui si verifichino situazioni di tale gravità e complessità da non consentire l’assolvimento dei servizi di polizia stradale” con le sole risorse disponibili  alle forze armate. Discorso certamente non molto distante da quanto detto ma che rappresenta la quotidianità, va anche fatto in riferimento all’impiego dei loghi del Dipartimento in attività non di protezione civile come sagre, feste patronali, controlli del territorio, verifica della corretta differenziazione dei rifiuti.  È lo stesso Dipartimento a precisare come il logo possa essere impiegato in attività di “intervento di previsione, prevenzione e soccorso, partecipazione ad esercitazioni di Protezione Civile o simulazioni di intervento autorizzate dalle autorità competenti in materia di PC e partecipazione a convegni, congressi, raduni di Protezione civile”. Anche in questo caso si potrebbe incorrere in una sanzione per “usurpazione di titolo o di onori” con ammenda amministrativa.

Un volontariato, quello appena descritto, che svolge queste attività superando i limiti imposti dalla legge, appare certamente snaturato nella sua essenza. Oggi, questo grande settore della “bella Italia” invidiato da tutto il mondo e che in Italia ha avuto la sua patria, dovrebbe certamente acquisire un’identità più forte, più dignitosa, a partire dalle piccole associazioni locali, attraverso anche il coraggio di saper dire “no”. Una negazione che rappresenterebbe certamente il riscatto di un’intero settore spesso considerato la “manovalanza a costo zero” piuttosto che la risorsa da valorizzare e tutelare ad ogni costo, senza esposizione a rischi non opportuni.

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